mercoledì 23 dicembre 2009

37° lettera

La 'svuotamento' del significato delle parole da parte degli attori-politici, che vediamo ogni sera ripetere le stessa litania davanti alle telecamere è a mio avviso una delle modalità che ha la nostra classe dirigente per rubarci una parte del nostro avvenire. Io quando sento parlare di 'dialogo tra maggioranza e opposizione' oppure di 'riforme condivise' o anche di 'terrorista mediatico' ho come l'impressione che se al posto di quelle parole il cronista dicesse 'cane tra maggioranza e opposione' oppure 'selle per cavalli condivise', etc lo spettatore medio non si accorgerebbe di nulla. Quelle parole, svuotate appunto del loro significato, sono diventate rumori di fondo del nostro vivere quotidiano, come la lavastoviglie quando entra in funzione. La politica di oggi è la politica a mio avviso del 'ciarlare', del dire tanto per dire, dello stare sempre in televisione e quindi del non avere più lo spazio per la riflessione, per lo studio, per l'approfondimento dei problemi. Che cosa sono le 'riforme condivise' se non si capisce di quali riforme si sta parlando, se gli stessi politici non hanno idea di che cose si intende per riforme, se non c'è rispetto delle regole che dovrebbero essere alla base della vita politica e civile di un paese moderno.
La politica, e noi per primi nel nostro piccolo, deve riappropriarsi del significato e del valore delle parole, altrimenti si rischia veramente di poter dire tutto e il contrario di tutto nella stessa giornata, come spesso poi del resto vediamo. Si fa un'affermazione anche grave, poi la si smentisce un'ora dopo e tutto finisce in quel magma mediatico che il 'basta apparire' e quindi se dico una cosa violenta e poi la smentisco apparirò almeno due volte.
Io ho sempre pensato che le parole siano l'unica cosa che ci appartiene veramente, privarle di significato vuol dire a mio avviso perdere una parte molto importante della nostra identità.

venerdì 18 dicembre 2009

36° lettera

Ci dicono tutti i giorni che l'Italia sta affrontando meglio di altri paesi la crisi e che ne uscirà prima e meglio, io più ripetono questa cantilena, ormai diventato un mantra salvifico della nostra economia, più divento scettico. E' di ieri l'analisi dell'Istat sull'occupazione in Italia e dice che in un anno si sono persi circa 500.000 ed ha ragione Vittorio Zucconi a parlare di calvario silenzioso di questa gente che si trova senza lavoro e senza prospettive di poterne trovare uno nuovo. Se a questa cifra spaventosa aggiungiamo le persone che sono in cassa integrazione straordinaria ovvero per crisi aziendale ho paura che quel numero inquietante di per sè possa diventare ancora più 'grande'. Questo popolo silenzioso che sta perdendo il lavoro non fa rumore, non lo si vede nei plastici di Porta a Porta, nei dibattiti vuoti dei politici, nelle strisce quotidiane dei telegiornali piene zeppe di inutile cronaca nera e giudiziaria. Eppure sì parla di 500.000 persone, di vite che da un giorno all'altro diventano difficili, complicate e precarie. Si parla della dignità di famiglie intere che si vedono privare di ogni possibile sogno di un futuro decente.
A tutte queste persone e a tutte quelle che lottano per un domani dove la parola 'speranza' possa avere un senso va il mio augurio di buon Natale.

mercoledì 16 dicembre 2009

35° Lettera

"Porto sulla pelle tutte le ferite delle battaglie che non ho combattuto".

Fernando Pessoa.

giovedì 10 dicembre 2009

34° lettera

Che cosa ne faremo delle aree de-industrializzate dopo la crisi?

La crisi ci pone davanti ad un processo di 'dimagrimento' delle aziende, le quali oltre a licenziare cosa che stanno già peraltro facendo, dovranno anche diminuire il volume delle proprie strutture per cui ci troveremo con diversi immobili ad uso industriale completamente vuoti ed abbandonati. Questo processo è già in atto basta guardarsi un po' attorno e guardare gli innumerevoli cartelli, appesi ai capannoni, con sopra scritto: 'Affitasi oppure Vendesi'. Questi luoghi che un tempo erano dedicati alla produzione sono a mio avviso perlopiù destinati a rimanere invenduti oppure sfitti, quindi all'abbandono.
Una buona politica dovrà interessarsi di 'che cosa fare' di questi spazi, perchè non diventino aree di degrado urbano oltre che di tristezza. Non c'è niente di più triste, a mio avviso, di zone industriali dove non c'è attività industriale, svuotate del lavoro le aree produttive mostrano in maniera ancora più feroce la loro bruttezza.
Forse iniziare a pensare a come potere riqualificare certe zone, destinate altrimenti ad un futuro di sicuro degrado potrebbe essere uno dei modi per iniziare a pensare oltre la crisi, a immaginare un domani diverso ma non per questo peggiore.

martedì 1 dicembre 2009

33° lettera

Crisi economica, José Saramago: “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità”
di José Saramago, traduzione di Massimo Lafronza, quadernodisaramago.wordpress.com.

La gravissima crisi economica e finanziaria che sta agitanto il mondo ci porta l’angosciosa sensazione di essere arrivati alla fine di un’epoca senza che si intraveda come e cosa sarà quella che ci aspetta.Cosa facciamo noi che assistiamo, impotenti, all’oppressivo avanzamento dei grandi potentati economici e finanziari, avidi nell’accaparrarsi più denaro possibile, più potere possibile, con tutti i mezzi legali o illegali a loro disposizione, puliti o sporchi, onesti o criminali?Possiamo lasciare l’uscita dalla crisi nelle mani degli esperti? Non sono precisamente loro, i banchieri, i politici di livello mondiale, i direttori delle grandi multinazionali, gli speculatori, con la complicità dei mezzi di comunicazione, quelli che, con l’arroganza di chi si considera possessore della conoscenza ultima, ci ordinavano di tacere quando, negli ultimi trent’anni, timidamente protestavamo, dicendo di essere all’oscuro di tutto, e per questo venivamo ridicolizzati? Era il periodo dell’impero assoluto del Mercato, questa entità presuntuosamente auto-riformabile e auto-regolabile incaricata dall’immutabile destino di preparare e difendere per sempre e principalmente la nostra felicità personale e collettiva, nonostante la realtà si preoccupasse di smentirla ogni ora che passava.E adesso, quando ogni giorno il numero di disoccupati aumenta? Finiranno finalmente i paradisi fiscali e i conti cifrati? Si indagherà senza remore sull’origine di giganteschi depositi bancari, di ingegneria finanziaria chiaramente illecita, di trasferimenti opachi che, in molti casi, altro non sono che grandiosi riciclaggi di denaro sporco, del narcotraffico e di altre attività delinquenziali? E le risoluzioni speciali per la crisi, abilmente preparate a beneficio dei consigli di amministazione e contro i lavoratori?Chi risolve il problema della disoccupazione, milioni di vittime della cosiddetta crisi, che per avarizia, malvagità o stupidità dei potenti continueranno a essere disoccupati, sopravvivendo temporaneamente con i miseri sussidi dello Stato, mentre i grandi dirigenti e amministratori di imprese condotte volontariamente al fallimento godono dei milioni coperti dai loro contratti blindati?Quello che si sta verificando è, sotto ogni aspetto, un crimine contro l’umanità e da questa prospettiva deve essere analizzato nei dibattiti pubblici e nelle coscienze. Non è un’esagerazione. Crimini contro l’umanità non sono soltanto i genocidi, gli etnocidi, i campi della morte, le torture, gli omicidi collettivi, le carestie indotte deliberatamente, le contaminazioni di massa, le umiliazioni come modalità repressiva dell’identità delle vittime. Crimine contro l’umanità è anche quello che i poteri finanziari ed economici, con la complicità esplicita o tacita dei governi, freddamente perpetrano ai danni di milioni di persone in tutto il mondo, minacciate di perdere ciò che resta loro, la loro casa e i loro risparmi, dopo aver già perso l’unica e tante volte già magra fonte di reddito, il loro lavoro.Dire “No alla Disoccupazione” è un dovere etico, un imperativo morale. Come lo è denunciare il fatto che questa situazione non la generano i lavoratori, che non sono i dipendenti che devono pagare per la stoltezza e gli errori del sistema.Dire “No alla Disoccupazione” è arrestare il genocidio lento ma implacabile a cui il sistema condanna milioni di persone. Sappiamo di poter uscire da questa crisi, sappiamo di non chiedere la luna. E sappiamo di avere la voce per usarla. Di fronte all’arroganza del sistema, invochiamo il nostro diritto alla critica e alla protesta. Loro non sanno tutto. Si sono ingannati. Si sono sbagliati. Non tolleriamo di essere le loro vittime.

venerdì 27 novembre 2009

32° lettera

'Se fosse per me darei tutto il potere in mano alle donne' è una frase che spesso mi capita di dire quando tra amici o nell'ambiente di lavoro si hanno delle discussioni accese sulla gestione del potere. Io darei il potere alle donne perchè non farebbero le guerre, perchè sono generatrici di vita, sanno bene quanto costa in termini di tempo e di sacrificio cosa vuole dire dedicarsi 'all'altro' . Io darei il potere alle donne , perchè la donna è portata alla 'relazione' molto più dell'uomo, se l'identità del maschile è il potere quella della donna è la 'relazione'. Se noi costruissimo una società sulla relazione e non sul dominio, le cose a mio avviso andrebbero in maniera diversa. La relazione ci impone di conoscere l'altro, di entrare in contatto, di provare a stabilire un legame mentre il dominio si basa sul sopraffazione, sul dimostrare di essere superiori e non importa con quali mezzi.

Quando penso ai primi ministri dei paesi dell'occidente, nel quale tanto ci si vanta dello stato di emancipazione di cui godono le donne, l'unico primo ministro donna che mi viene in mente è Angela Merkel. E tutti gli altri?
E se la sinistra italiana alle prossime elezioni indicasse una donna come candidato primo ministro, non sarebbe una scelta di novità e di rottura rispetto al ruolo che nel passato è stata affidato alle donne nella politica italiana? Certo ci vorrebbe una donna competente e non messa lì solo in quanto donna. Volete un nome ? Anna Finocchiaro perchè no!.

E se al posto delle quote rosa istituissimo per legge le quote blu, cioè nei luoghi di 'comando' non più del 30% deve essere uomo?

Dare il potere alle donne sarebbe una forma di rivoluzione, una rivoluzione fatta con le parole, con il dialogo che è elemento fondante di una relazione. Forse una volta tanto potrebbe essere una rivoluzione che non finisce nelle mani sbagliate.

giovedì 26 novembre 2009

31° lettera

E' di oggi la notizia di un 17 enne di Rovereto, uno 'studente modello', che lascia la scuola perchè il padre ha perso il lavoro e in casa servono soldi. La madre ha ancora un impiego e la famiglia averebbe fatto dei sacrifici pur di vederlo finire gli studi, ma il ragazzo sentendosi un po' l'uomo di famiglia ha lasciato gli studi per iniziare un lavoro interinale e contribuire all'economia della propria famiglia. Di casi come questi, ho idea, ne vedremo sempre di più, purtroppo questa crisi ruba il futuro, soprattutto delle generazioni più giovani. Il ragazzo ha confessato alla preside "Devo cercare qualcosa per sostenere la mia famiglia. Non ci sono alternative". Certo il senso di responsabilità e la sensibilità non sembra mancare a questo ragazzo, nemmeno il senso della realtà, però al giovane viene rubato un pezzo di futuro che nessuno gli potrà mai restituire. E parlo di rubare perchè si tratta proprio di un furto, c'è un'intera generazione di giovani ai quali viene sottratto una parte del proprio avvenire. Per di più si tratta proprio di quella generazione a cui si è fatto credere che tutto è possibile, che nel grande supermercato in cui vivono tutto si può anzi si deve acquistare, anche quando non si ha il denaro, esitono i prestiti, le carte di credito, il debito sul debito. Sottrarre il domani ai nostri giovani significa rinunciare a qualsiasi possibilità di un futuro decente per tutti.

lunedì 23 novembre 2009

30° lettera

L'italia si sa non è un paese per giovani, sta scritto da tutte le parti , basta saperli leggere questi messaggi. Il tasso di disoccupazione in Italia è del 7,4% tra i giovani tra i 15 e i 34 è invece del 25% circa. Niente male mi viene da dire. Se andiamo poi a vedere il tasso di occupazione giovanile , dato molto più significativo del tasso di disoccupazione scopriamo che i giovani hanno un tasso 'occupazionale' del 58,7 % contro un tasso medio europeo del 65,9 %. Se poi osserviamo la situazione dal punto di vista del contratto di lavoro notiamo quello che alcuni esperti definiscono il dualismo contrattuale che è un caso tipico del nostro paese. Abbiamo cioè gli over 34 che spesso hanno contratti a tempo indeterminato con tutti gli ammortazzatori sociali del caso, vedi cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità, contratti di solidarietà, etc. e gli under 34 privi di qualsiasi tipo di garanzia sociale, grazie ai loro contratti di co.co.pro oppure alle loro 'simulate' partite iva (dico simulate perchè spesso questi giovani svolgono un lavoro dipendente a tutti gli effetti). Così in questo meraviglioso paese abbiamo i padri in cassa integrazione che occupano fabbriche con gli impianti fermi, coperti però dagli ammortizzatori sociali e i figli a casa, silenziosi, che non sanno nemmeno con chi prendersela, perchè privi di qualsiasi rappresentanza e tutela. Lo spettacolo è veramente desolante.
Non è quindi un paese per giovani il nostro, basta guardarsi intorno, sembra costruito per demoralizzare intere generazioni. Forse l'unico modo per un giovane di avere una possibilità è quello di 'migrare' verso paesi dove qualche spazio per i giovani ancora c'è, dove ancora si considera la giovane età come una possibilità di portare nuove idee e nuove energie. Ma siamo poi certi che una volta migrati non ci venga detto:

'Via da qui, tornatevene nel vostro paese venite qui solo per rubare il lavoro ai nostri ragazzi!!!'.

Chi potrebbe dargli torto?

martedì 17 novembre 2009

29° Lettera

"La malattia di cui oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. (...)
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non ha cambiato granchè."

Tiziano Terzani

venerdì 13 novembre 2009

28° lettera

Visto che la crisi è finita non riesco a capire perchè ci sono ancora dei lavoratori che salgono sui tetti delle fabbriche per difendere il proprio posto di lavoro, non capisco perchè queste persone si ostinino a mettere a repentaglio la propria salute e a sprecare il proprio tempo quando per loro c'è un futuro roseo, fatto di abbondanza e di crescita personale ed economica.

Poi leggo alcune cose:

« La nottata sul tetto freddo e ondulate è stata un incubo».
«Abbiamo trascorso la notte a cercare di camminare per difenderci dall’intorpidimento provocato dal freddo. E’ quasi impossibile dormire. Tra una "passeggiata" e l'altra abbiamo riposato circa un’ora».
Ma non è finita, anzi sembra solo l'inizio di una battaglia non violenta : «Ringraziamo i colleghi che ci assistono - continua - Ieri sera ci hanno portato la pizza. Da oggi però non mangeremo più finchè non vedremo riconosciuto il diritto agli ammortizzatori sociali. La decisione dello sciopero della fame è maturata la prima giornata quassù; a questo punto non so quando potremo andare avanti. Combatteremo finchè saremo in grado».

Ma perchè passare le nottate al freddo, a passeggere sui tetti, a patire la fame forse non hanno capito, non sono informati, basta guardare la tv, il peggio è passato, ma perchè ostinarsi ad essere così pessimisti?

Io dico che se camminando vedete qualcuno accampato sui tetti ,fermatevi un attimo e dite loro che non bisogna mollare, portate un po' di calore che di notte mi han detto, fa un freddo che intorpidisce le mani e i pensieri.
E chi professa ottimismo dovrebbe passare un paio di notti con queste persone ad abbaiare alla luna, forse vedrebbe le cose in maniera un poco diversa, un po' più reale.

mercoledì 11 novembre 2009

27° lettera

Anche in questi giorni i fantastici imbonitori mediatici e governativi insistono sul fatto che la crisi è passata, che il peggio è da considerarsi alle spalle, che siamo pronti a ripartire più forti di prima.

Poi provo a leggere alcuni dati relativi alla nostra provincia riportati dalla camera del lavoro. Questi dati parlano di 559 aziende nel Reggiano che hanno fatto ricorso a procedure di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, contratti di solidarietà e che nella nostra provincia sono circa 25 mila i lavoratori interessati da queste procedure. In percentuale, leggo, l'82% di queste aziende in crisi è di tipo metalmeccanico. Di fronte a questi dati mi chiedo se siamo una provincia particolarmente sfortunata, cioè in altri posti d'Italia c'è la ripresa economica e il lavoro per tutti mentre qui è tutto fermo. Oppure e questa è un'altra considerazione, la situazione è grave ovunque, nella nostra provincia è ancora più grave perchè si tratta di un luogo da sempre ad alta densità produttiva e il nostro governo di imbonitori mediatici, non solo non fa nulla per contrastare questo tipo di situazione ma anche tende a sottovalutarne gli effetti futuri.

Insomma questo governo ho come l'impressione che sul breve termine in campo economico non voglia fare nulla, voglia vivere di attesa e che abbia scelto di non scegliere. Ma se sul breve termine non si vuole fare nulla non si comprende che il problema della sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro è qui ora e subito.
Forse vogliono ragionare sul lungo termine, magari con una fantomatica quanto impossibile riduzione della pressione fiscale oppure rilanciando grandi e quanto al momento inutili grandi opere, come il ponte sullo stretto. Allora ragionando sul 'lungo termine' mi viene in mente una frase di Keynes : " Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: sul lungo termine siamo tutti morti".

venerdì 6 novembre 2009

26° lettera

In un'intervista ad un noto quotidiano italiano lo scrittore-filosofo George Steiner, sceglie tra le parole da recuperare per comprendere e tornare ad essere partecipi della contemporaneità, la parola 'no'. Ecco il perchè di questa scelta:

«Partirei da una delle parole più semplici e più corte del vocabolario: la parola "no". Abbiamo perso l' arte di dire "no". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all' idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C' è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola.E invece ne siamo incapaci. Mi creda, sono sgomento di fronte all' acquiescenza di tante persone per bene, trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all' inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante. Ma le personalità più grandi del nostro tempo, i Nelson Mandela, i Vaclav Havel, non hanno mai provato questo tipo di imbarazzo. Purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell' intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Ci predispongono al più totale conformismo. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro».
Una definizione forte. A cosa allude?

«Guardi, non trovo un termine più efficace per descrivere lo straripante dilagare di un potere altrettanto censorio e dispotico. Oggi tutto odora di denaro. E lo stesso potere politico è nelle sue mani. Voi in Italia ne sapete qualcosa. Il caso italiano è quello che in Europa desta maggiori preoccupazioni. Ma anche altre nazioni non sono indenni dal rischio di questa deriva. Le faccio un esempio concreto. Di recente abbiamo visto chiudere banche e fabbriche; abbiamo visto centinaia di migliaia di persone perdere il posto di lavoro e contemporaneamente abbiamo assistito al vergognoso spettacolo di manager che se andavano via con milioni di bonus. Non è un' assoluta oscenità? Mi sarei augurato che di fronte a tutto questo il "no" sarebbe salito forte dalle piazze e invece la solita, tristissima passività ha avuto il sopravvento».

A cosa attribuisce questo deficit di reattività?
Al dilagare di "passioni tristi", per dirla con Spinoza?

«Evidentemente l' individuo ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schieramento di forze anonime talmente potente, da bloccare qualunque reazione. Ma c' è anche un altro fattore, che non va dimenticato: la catastrofe delle ideologie novecentesche, a cominciare dal marxismo nelle sue varie applicazioni politiche, ha fatto terra bruciata dietro di sé. E il disastro non è soltanto politico, ma anche culturale. Tanto per capirci: l' Italia senza Gramsci è un paese amputato, irriconoscibile. Vede, quando io ero giovane si potevano ancora compiere quelli che io chiamo errori "creativi". Perché nella vita di un giovane è fondamentale poter sbagliare, per costruirsi una vita intensa e appassionata. Oggi non è più possibile. Ed è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico. Difficile poi meravigliarsi se le convinzioni stentano a farsi largo».

Da qualche parte ho letto che si cresce solamente quando si riesce a dire no, credo sia vero.
Viviamo in una società dove il senso di responsabilità e di maturità si sono dissolti, dire sì a tutto senza opporci , ci ha portato al punto in cui siamo.

lunedì 2 novembre 2009

25° lettera

Si chiamava Stefano Cucchi , è stato consegnato alla giustizia vivo, con in tasca una dose irrisoria di droga e ne è uscito morto, anche questo può capitare nel nostro paese malato di decadenza e di omertà.



Le foto del quel corpo massacrato fanno male agli occhi, ci danno il senso di quanta violenza sia stata usata davanti ad un ragazzo indifeso che colpe non aveva se non quella di essere debole e fragile, 'pesava 37 chili al momento della morte'. C'è tutto un senso di omertà e di silenzio che avvolge questa triste storia, di passaggi che non tornano, un coinvolgimento di molte figure che dovrebbero preservaci dal 'male' come i carabinieri, la polizia carceraria , le strutture ospedaliere che tacciono, che si coprono le spalle l'un l'altro. Il primo certificato di morte parla di 'presunta morte naturale', ma come si fa a parlare di morte naturale di fronte a quel corpo gonfio e devastato dalle percosse? Come fa un ministro a dichiarare : 'Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione', come si fa a dire parole del genere senza avere nessun elemento, non sarebbe meglio tacere e cercare di accertare come sono andate veramente le cose?



Di silenzi e di omissioni non muore solo una giovane vita ma anche la pietà, perchè solo per mancanza di pietà è stato ucciso questo giovane ragazzo.

C'è una frase famosa di Primo Levi che mi gira per la testa in questi giorni:


"Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sè, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso".



mercoledì 28 ottobre 2009

24° lettera

Sulla primarie del PD.

Domenica sono andato a votare alle primarie del PD, tutte le volte che c'è da votare io ci vado, io sarei per una democrazia diretta, quindi ognivolta che vengo chiamato a votare ci vado di corsa. Ci vado anche perchè penso a tutta quella gente nel mondo che non può votare ma vorrebbe, ci vado perchè qualcuno nel passato ha dato la vita perchè si potesse essere liberi un giorno di votare chi si vuole, ci vado anche perchè mi emoziona il gesto, ma questa è una cosa molto personale. Allora sono partito, ho preso la mia bicletta e son partito per andare a votare. Fuori c'era la fila, buon segno mi è venuto da pensare. La fila era fatta per la maggior parte di gente anziana, direi in buona parte un fila di pensionati, pochi giovani anzi pochissimi e questo ho pensato non è un buon segno. Molti miei amici, gente che comunque si interessa alla politica che è informata, hanno disertato le primarie, lo so per certo per averlo chiesto direttamente e penso che molti giovani abbiano fatto lo stesso tipo di scelta. Io però a mettermi in fila mi sono emozionato, sono fatto così, mi vengono un po' gli occhi lucidi in certe occasioni, non ho bene l'idea di che cosa sia, mi smuove qualcosa dentro, è un'emozione civica la mia. Non partecipare per disamore lo ritengo un errore. Io credo che questo Partito possa avere mille difetti però debba anche rappresentare un'opportunità per tutte quelle persone oneste, che hanno a cuore questo disgregato paese. Io penso che il PD debba diventare il fulcro attorno al quale fare ruotare un cambiamento che deve venire dal basso, dalla gente, anche e soprattutto da quella gente che domenica si è messa in viaggio e poi in fila per esprimere il proprio voto. Disperdere 3 milioni di persone che hanno ancora fiducia, che ancora credono in qualcosa, in un mondo in un qualche modo diverso, forse migliore, sarebbe un errore fatale. La resistenza alla crisi si fa tutti i giorni, si fa con le scelte, si fa mettendosi in gioco, la partecipazione è un gesto contro la crisi della società che merita rispetto e onore.

sabato 24 ottobre 2009

23° lettera

Sul concetto di tenere botta e altre cose.



Che noi in Emilia non molliamo mai questo si sa, cascasse il mondo, noi ci aggrappiamo a quel che resta del mondo e proviamo a raccoglierne i pezzi, e con i cocci ripartiamo. E a questo che bisogna attaccarsi alla capacità di parare i colpi, di resistere per sperare che prima o poi verrà il nostro turno, e se per caso non verrà , noi la nostra parte l'avremo comunque fatta. E' da questa terra laboriosa e orgogliosa che può ripartire questo frastornato paese, dalla resistenza dignitosa di tante piccole imprese e famiglie che continuano a tenere accesa la luce nonostante la bufera sia forte, come in certi giorni è forte la voglia di mollare, di abbandonare la partita, e tanti saluti a tutti. Ma qui si continua a resistere, ed è di vera e propria resistenza che si tratta, giorno dopo giorno, ora dopo ora, qui si rimane al proprio posto per mantere accesa la luce. Non è la luce in fondo al tunnel che dobbiamo andare cercando ma è semplicemente quella che c'è già che va ravvivata e sostenuta.
La ripresa non va ricercata fuori ma nelle potenzialità che già ci sono, devono certo essere ridisegnate, riadattate a un nuovo mondo, ma è da questa realtà che dobbiamo ripartire per ripensare il domani. Qui in Emilia abbiamo saputo 'fare integrazione' grazie al lavoro, grazie a quel concetto di utilità reciproca, non possiamo disperdere tutto, non si può rinunciare ad una società che con fatica e nel tempo si è costruita. La crisi è e sarà ancor più violenta nei mesi futuri, se ognuno di noi si impegnerà a tenere accesa la propria luce forse da lontano potrà sembrare il nostro un paese meno desolato.

lunedì 19 ottobre 2009

22° lettera

Quando abbiamo iniziato a disinteressarci del lato pubblico della vita, quando abbiamo smesso di partecipare 'alla vita pubblica' della nostra comunità per ottenere in cambio una tranquillità protetta all'interno della nostra vita privata? Quando cioè abbiamo iniziato a pensare che il bene comune non è più un obbiettivo, sia pure utopistico, da raggiungere ma è roba degli altri, che non riguarda la ristretta schiera del nostro vivere?



Quando sento parlare male della politica, mi viene l'orticaria, perchè abbiamo perso l'idea che in una democrazia rappresentativa come la nostra se uno è stanco della politica e dei politici, può sempre candidarsi, diventare soggetto attivo e non solo un soggetto passivo-votante. A noi oggi sembra che la politca non siano altro che quei 4 volti che vediamo a ciclo continuo in televisione e che ripetono sempre quei pochi concetti banali perchè devono avere un effetto sul 'popolo', che civettano sull'odierno e che litigano spesso su cose futili e superficiali. Ma la politica era e rimane qualcosa di molto nobile e se qualcuno è stanco di chi lo rappresenta oppure non si sente per nulla rappresentato, si faccia avanti e porti le sue idee all'interno delle istituzioni democratiche. Se il lato economico ha preso il sopravvento nella nostra vita quotidiana è perchè la politica è diventata debole e ha smesso di pensare alle generazioni future e alle soluzioni per affrontare il presente, ha smesso di immaginare e ha dimenticato di mettere in campo idee sulle quali discutere. Se si da prevalenza all'aspetto economico del vivere si ragiona ancora una volta sul presente, in economia come nel lavoro, spesso vengono premiate quelle scelte che hanno una resa immediata, è difficile fare scelte che siano vere e proprie scommesse sul futuro quando vi è di mezzo il denaro. Io credo che la politica dovrebbe avere la prevalenza sull'economia, dovrebbe dettarne le regole e non scenderne a patti, fino a finirne per diventarne una parte, la politica dovrebbe essere al di sopra delle parti e degli interessi privati.

mercoledì 14 ottobre 2009

21° lettera

'Faccio molta fatica anche a usare la parola, credo di averla usata solo una volta, nei libri che ho scritto, e allora più o meno diceva che noi, secondo me, i miei cosiddetti coetanei, quello che ci caratterizza è il fatto che siamo tutti malati di micropsichia, scarsa fiducia nella proprie possibilità. Questo dipende anche da condizioni generali, cioè dal fatto che noi veniamo dopo la generazione che aveva vent'anni negli anni quaranta, e dovevan combattere, perchè c'era bisogno di soldati, dopo la generazione che aveva vent'anni negli anni cinquanta, e dovevan costruire,c'era bisogno di case, dopo la generazione che aveva vent'anni negli anni sessanta, dovevano contestare, c'era un modo vecchio di rifare, dopo la generazione che aveva vent'anni negli anni settanta che dovevano arricchirsi, c'era appena stato il boom economico bisognava approfittarne; noi, invece, non dovevam fare niente l'unica cosa non dare troppo fastidio. Noi, mi sembra, i miei cosiddetti coetanei o quasi coetanei, siamo la prima generazione che se ci han dato un lavoro non perchè c'è bisogno, ci hanno fatto un piacere.'
(Paolo Nori)

lunedì 12 ottobre 2009

20° lettera

Ognitanto in qualche mio folle discorso mi viene da ritornare sul concetto di vergogna. Quando penso a me stesso mi viene in mente questa frase: 'Io sono uno che si vergogna spesso .....'. A volte mi vergono per quello che ho : disponibilità economica e di mezzi, accesso all'informazione, il potere viaggiare, l'avere un'abitazione bella. Queste e molte altre cose di cui dispongo io non sono certo di meritarmele, cioè non so perchè io le ho e magari un altro solo perchè nato in un altro paese, (più povero o semplicemente meno libero) non ha a disposizione questi oggetti e queste possibilità. Ecco quando ci penso all'avere di più di quanto non mi meriti, mi viene da vergognarmi, forse è questo il punto focale del mio senso di vergogna. Questa sensazione invece nell'ambito pubblico ma anche in quello privato è letteralmente sparita. Tutti i nuovi mezzi di comunicazione ci portano ad esibire, a mostrare, a dire anche quando non si ha niente da dire, a mostrare cose che magari dovrebbero rimanere strettamente private, a mostrare di avere quello che in realtà veramente non si possiede, anche come oggetti intendo. Ecco in questo franare del 'senso di vergogna' è da ricercare una delle possibili cause di questa crisi, che spesso è una crisi di credibilità, verso le autorità che ci governano, ma poi a cascata verso il nostro datore di lavoro, fino al nostro compagno di scrivania.

Senza il 'senso di vergogna' non si può essere credibili , senza credibilità non c'è fiducia e credo in ultima istanza che la mancanza di fiducia generi crisi.

sabato 10 ottobre 2009

19° lettera

Valore


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che .

Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca

venerdì 9 ottobre 2009

18° lettera

Questa lettera la scrivo ad un amico che non c'è più.



Caro Ivo,

Quando penso a te la prima frase che mi viene in mente è questa 'Io insieme a te ho fatto solo delle cose belle'. Se penso alla giornata che abbiamo organizzato insieme sui Beatles, se penso alle visioni di film a casa tua, se penso al torneo di calcetto-misto per beneficenza che abbiamo fatto insieme e all'infinita raffica di gol che abbiamo subito, se penso alle partite di pallavolo, se penso ai progetti futuri che avremmo potuto fare .Sapevo che eri una persona speciale, sapevo che eri dalla parte degli ultimi, ammiravo la tua calma, il cercare di trovare sempre la parola giusta, la soluzione che spesso era così davanti ai nostri occhi che dovevi solo mostrarcela. Ho ancora chiaro nelle mia mente il giorno del funerale, i ragazzi del tuo campo giochi con il foulard rosso al collo, a cantare per te, ad accompagnarti, a mostrarti il loro infinito e composto affetto. Quando penso all'immagine di quei ragazzi, penso a qualcosa di estrema bellezza e struggenza allo stesso tempo e mi viene da piangere. In questi giorni di crisi, di difficoltà per tutti, Dio solo sa quanto mi mancano le tue parole, il tuo sorriso e quella sensazione di essere capiti e ascoltati che sapevi regalare.

Caro Ivo, quando penso ad un'ingiustizia penso al fatto che ci hai lasciati troppo presto, proprio quando tante persone avrebbero avuto bisogno di te, me compreso. Penso a tutte quelle domande che non ti ho fatto e che ti avrei voluto fare, mi viene la rabbia per averti incontrato tardi, non ci è stato dato il tempo di capirci, di confrontarci.



Adesso ti lascio, lascio questa lettera sul web, ti piaceva il web, il moderno, la tecnologia, ne eri affascinato, eri sempre alla ricerca di nuovi 'giochi' come spesso facciamo noi grandi che sognamo sempre l'infanzia perchè ai sogni non abbiamo ancora rinunciato. E tu eri un sognatore ne sono certo.



Allora ciao Ivo, che ti sia dolce la terra.

martedì 6 ottobre 2009

17° lettera

Sui fantasmi della crisi:

"Ci sono fantasmi di ogni genere: quello dello spazio, quello di Amleto, quello dell'Opera, quello del comunismo che si aggira per l'Europa e anche quello che inventiamo per nascondere la nostra debolezza".

(Osvaldo Soriano)

sabato 3 ottobre 2009

16° lettera

"L'andamento delle aziende mi sembrano i fagioli dentro una pentola mentre vengono cotti, tutti salgono e tutti scendono senza nessun motivo evidente, sembra la casualità a muovere l'economia, quello che un giorno sembra solido il giorno dopo scende a picco, quello che sembra non valere nulla poi riparte con spinta magari anche solo temporaneamente.Sono stato un fervente socialista, vengo da una famiglia socialista, ho fatto 50 giorni di sciopero quando nella mia famiglia c'era un bisogno di denaro che tu non puoi immaginare. Dopo ho iniziato a lavorare 'par me cunt' (lavoro in proprio in dialetto) e sono ormai 40 anni che ho questa azienda, sai dietro le aziende piccole o grandi che siano, ci sono storie, storie di vita, tanti sacrifici non li fai per denaro, ma per dignità, per ostinazione, per voglia di farcela. Io una situazione così non l'avevo mai vista in tanti anni d'esperienza, dov'è che abbiamo sbagliato, che cosa non è andato per il verso giusto, quando le cose hanno iniziato a rotolare fino a portarci a questo punto?"

Domande alle quali non ho saputo rispondere ..... forse quando abbiamo inziato a perdere la tenerezza mi viene da pensare.

giovedì 1 ottobre 2009

15° lettera

Nel riflettere sulla crisi ci si trova a dovere interpretare, secondo il mio punto di vista, il concetto di moderno e di modernità, perchè questa crisi è frutto della modernità, del tempo attuale che stiamo vivendo. Infatti per me il moderno non è altro che l'odierno, è l'oggi dilatato all'infinito, viviamo cioè in un'epoca dove la contemporeneità riempie tutti gli spazi e i momenti della nostra esistenza. Andando ancora oltre mi viene da pensare che il moderno non è altro che il 'mio odierno', cioè il contemporaneo del mio vivere, del mio essere, del mio ego. Questa modalità del pensare ruba spazio al futuro, non c'è programmazione, non c'è innamoramento nei confronti dell'avvenire perchè siamo talmente concetrati sull'oggi,da divenire privi di una visione del domani. E' per questo che si agisce spesso a discapito dell'altro, per esempio si distrugge l'ambiente senza pensare che questo pianeta sarà anche quello nel quale vivranno i nostri figli ed è solo per mancanza di una visione del futuro che lo stiamo rovinando. Liberarsi della dittatura del presente è forse uno dei modi per provare ad uscire da questa crisi .

mercoledì 30 settembre 2009

14° lettera

L'aggressività e la volgarità è entrata in maniera così prepotente nella società dell'oggi fino al punto di avere modificato in maniera radicale i comportamenti delle persone. Si tende a far propri certi atteggiamenti da reality nella vita quotidiana e per questo nascono futili liti, a volte con esiti tragici, per un parcheggio piuttosto che per un problema di vicinato. Certe aggressioni gratuite e futili sono state a tal punto sdoganate da essere diventate la nuova normalità del comunicare con gli altri. Ciò ha frantumato secoli di vivere civile e di relazioni sociali tra le persone, ha in parte distrutto il senso di comunità, di aiuto verso l'altro, verso il più vicino, verso il prossimo. Il chiudersi all'interno delle proprie mura domestiche, perchè lì è il regno della tranquillità, lì c'è il nostro recinto, il nostro luogo protetto ha generato solitudine e paure verso l'altro. Chi è fuori dalle nostre mura può essere un potenziale nemico, un concorrente, uno che può disturbare la nostra quiete, la nostra tranquillità catodica e tecnologica. Anche in questo tipo di atteggiamenti è da ricercare una delle ragioni della crisi che stiamo vivendo? Io penso proprio di sì.

martedì 29 settembre 2009

13° lettera

Dove nasce la ricchezza, come si fa a produrre ricchezza? E' da ieri sera che questa domanda mi ronza per la testa e non riesco a venirne a capo. Se io produco degli oggetti che sono inutili e che qualcuno compra e non se ne fa nulla ho prodotto della ricchezza oppure solo un serie di oggetti privi senso? Il lavoro non è spesso una serie di azioni inutili atte a produrre dei beni inutili? Se io produco non so delle porte per delle case che non verranno mai vendute ho produtto della ricchezza oppure ho solo consumato inutilmente dell'ambiente, degli spazi, del territorio e con me tutti quelli che hanno partecipato alla costruzione di queste case? Il cellulare di ultima generazione, che fa le stesse identiche cose del cellulare di penultima generazione quale utilità può avere? Quale legame con il benessere e quindi con la ricchezza della persona possono avere gli oggetti delle modernità?

lunedì 28 settembre 2009

12° lettera

Ritorno dalla Toscana in autostrada, uno sciame d'auto percorre la Cisa come fosse un convoglio di guerra, tutti in fila, tutti fermi per lavori in corso, il viaggio diventa lungo, non ci si muove, 13 km di coda. Osservo le auto intorno a me, moltissimi Suv di grande cilindrata, tutte auto grandi, costose, luminose. Mentre avanzo a passo d'uomo una domanda mi passa per la testa: 'Ma quanti di questi automobilisti potranno veramente permettersi l'auto che stanno guidando? Quanti pagano in mille e più rate un'auto che non è più un mezzo di trasporto ma bensì l'ennesima esibizione di un'opulenza o di una finta ricchezza che appartengono ormai al passato? Le mie domande restano senza risposta, si riparte, prima lentamente, poi finalmente si può sfrecciare ad alta velocità, le auto lucide e grandi si sorpassano l'un l'altra, fanno a gara a chi va più veloce, a chi arriverà prima alla prossima interruzione per lavori in corso. Io li osservo un po' a malincuore e mi vien da pensare 'Quando abbiamo iniziato a confondere l'essere con l'avere?'

giovedì 24 settembre 2009

11° lettera

A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?

Ricardo Orioles.

mercoledì 23 settembre 2009

10° lettera

Analizzando la provincia italiana secondo il nuovo indice di benessere voluto da Sarkozy, il 'Bil' ovvero il benessere interno lordo, si nota come la provincia di Forlì-Cesena sia al primo posto in Italia e come in genere la Romagna sia il posto in Italia con più benessere interno lordo. Credo che ci sia una buona parte di verità in questa valutazione, io per esempio quando sento parlare un romagnolo, come dire, avverto un'umanità che qui si è persa da diversi anni. Credo che il benessere abbia a che fare con l'umanità delle persone, con la 'relazione' e forse anche con la lingua, con la parola. Non è un caso che poeti come Fellini, Tonino Guerra e Raffaello Baldini vengano da quei luoghi, la poesia è un grande luogo di 'benessere interno lordo'.

martedì 22 settembre 2009

9° lettera

Sempre sull'invicibilità e quindi sul vincere:


Vince solo chi non riesce mai.

(F. Pessoa)

lunedì 21 settembre 2009

8° lettera

L'altro giorno un mio conoscente mi ha chiesto se io fossi credente, io gli ho risposto di no che non sono credente ma che sono, permettemi il termine, 'agnostico', ovvero sospendo il giudizio, resto in ascolto dubbioso in attesa di qualcosa. Credo che 'Ama il prossimo tuo come te stesso' sia un bellissimo comandamento troppo spesso dimenticato e ancor meno praticato anche da chi si professa credente. La crisi che stiamo vivendo mi viene da pensare che sia anche frutto della mancanza di 'amore' intesa come attenzione e compassione verso il prossimo, verso il nostro vicino. La competizione porta a volere estromettere il prossimo, perchè concorre con noi alla gara della competizione economica, quindi tutto diventa lecito, nessun colpo è proibito pur di vincere.
E' un meccanismo perverso quello della competizione a tutti i costi, che spesso ci fa dimenticare chi siamo e quali sono i nostri modelli etici, dissolvendo la nostra identità nel mondo-mercato che ci circonda, quando invece la relazione con-l'altro, potrebbe generare benefici all'economia, alla socialità e alla persona.

giovedì 17 settembre 2009

7° lettera

Lettera dalla crisi a noi vicina:


'Italcementi di Savignano cessa la produzione dal 1° Ottobre 2009 , i 33 lavoratori attualmente in forza verranno ricollocati all'interno del gruppo'

'Chiude l'Hotel Executive di Fiorano ben nota è anche la situazione degli alberghi di proprietà Fini'

'Chiude il Salumificio Rugiada di Castelnuovo Rangone: campanello d'allarme per il settore alimentare'

'Sono a rischio i 140 posti di lavoro nelle concessionarie Mercedes Interauto, Meb & Car, Diesis di Modena e provincia (322 lavoratori in Emilia Romagna)'.

'Mecedes revoca il mandato di vendita a Interauto di Reggio Emilia'

'Venerdì 11 settembre 2009 presso il Ministero del Lavoro è stato raggiunto l'accordo tra Sindacati di categoria, Rsu aziendale e direzione sindacale per il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 41 lavoratori della Cherry Grove di Vignola. La società è in liquidazione e chiederà pertanto la CIGS per cessazione di attività'.

'Riparte la mobilitazione fra i lavoratori della Salami azienda metalmeccanica modenese con 120 addetti'

'Sbc azienda di Montecchio Emilia che occupa 90 dipendenti nel settore delle macchine e attrezzature per l'imballaggio si trova in stato di cassa integrazione ordinaria dall'Aprile 2009, la proprietà è da mesi latitante'.

'Potremmo non pagare gli stipendi di Luglio è l'affermazione della titolare del gruppo Hrf fatta a diversi lavoratori dell'azienda di Modena'.

'Svolta nella trattativa nel salvataggio della Sachman Rambaudi spa'

mercoledì 16 settembre 2009

6° lettera

Quando vedo gli uomini del fare in azione mi viene spesso in mente questa frase di Keynes:

'Le idee degli economisti e dei filosofi politici,tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.'

E' un pensiero che condivido pienamente, perchè il fare, l'agire, l'essere pratico è governato da un'idea , spesso l'uomo dell'agire non conosce nemmeno l'idea che sta dietro quello che sta facendo. Se per esempio non avesse vinto il pensiero unico del liberismo oggi l'uomo del fare, magari non 'competerebbe' con il suo vicino, con il suo concorrente, magari con un'idea diversa di società la stessa persona lavorerebbe in collaborazione e in cooperazione con gli altri.

martedì 15 settembre 2009

5° lettera

Quando sento qualcuno come Brunetta dire che il cinema non è arte e che è spettacolo e quindi deve stare sul mercato come gli altri spettacoli mi viene l'orticaria. Il cinema è arte, è la settimana arte, è una grandissima forma d'arte e di cultura e per di più popolare, con un prezzo popolare, fruibile da tutti. Questa idea che tutto debba stare sul mercato, di fare un mercimonio anche della cultura anche del sapere è una di quelle idee sbagliate, sbagliatissime, che ci hanno portato al punto in cui siamo. Se siamo arrivati sul baratro è proprio per mancanza di cultura e di conoscenza della complessità del tempo in cui stiamo vivendo e per una mancanza di senso critico rispetto al pensiero unico di mercimonio appunto che ci viene tutti i giorni propinato. Ci sono cose come l'istruzione, l'arte e la cultura in genere che non devono stare sul mercato ma devono semplicemente essere diffuse e rese fruibili a tutti.

domenica 13 settembre 2009

4° Lettera

Ieri sono stato a quella conferenza in cui si parlava di crescita e decrescita e ho sentito parole veramente interessanti su quella che potrebbe essere una 'decrescita felice'. Molto interessante la distinzione che il relatore ha fatto tra merci, ovvero degli oggetti che vengono scambiati contro del denaro e beni, ovvero degli oggetti o dei servizi che soddisfano un bisogno della persona e non necessariamente devono essere scambiati con del denaro. Da questo ne deriva che ci sono merci che non sono beni, cioè tutti quegli oggetti inutili dei quali spesso ci contorniamo e non tutti i beni sono delle merci, per esempio degli ortaggi prodotti nel proprio orto non sono merci perchè non sono scambiate con del denaro ma bensì autoprodotte. Mi è piaciuto anche il richiamo ad una certa sobrietà nel vivere, che non significa tornare indietro al Medio Evo ma bensì un utilizzo più intelligente delle tecnologie, dei beni e degli spazi a nostra disposizione. Come è stato detto anche Socrate andava al mercato, ma ci andava per contemplare la montagna di cose di cui non aveva bisogno. A dire il vero questa cosa capita spesso anche a me, quando per farmi del male, vado in un centro commerciale, ecco tutta quella merce esposta, quelle luci ammalianti, quella gente che cammina dentro a questi 'non luoghi' che sono i centri commerciali di oggi, mi fa capire e contemplare proprio quella montagna di cose di cui non ho bisogno.
Si è parlato anche di edilizia e anche in questo caso non posso non trovarmi in completo accordo con quello che è stato detto dal relatore, pensare ad una edilizia che recuperi e migliori il vecchio piuttosto che una che costruisce case nuove destinata a rimanere disabitate mi sembra un concetto che dovrebbe iniziare a diventare dominante nell'ambito dell'edilizia.
Mentre il relatore parlava di questo mi è venuto in mente un cartello che vorrei scrivere in molti posti deturpati da un'edilizia folle: 'Lasciare libero il paesaggio!!'

3° lettera

Oggi vado ad un incontro a Novellara all'interno del Festival Uguali_Diversi, si parlerà di qualità della vita nella crescita e nella decrescita. E' un tema che ha a che fare in maniera molto diretta con la crisi che ci obbliga a vivere e a ragionare sulle possibilità date dalla decrescita o comunque da una crescita completamente diversa da come l'abbiamo pensata.
E' ancora molto viva in me la voglia di andare in strada e documentare gli effetti della crisi nella mia provincia, mi piacerebbe fotografare le decine di attività che hanno cessato di esistere in questi mesi, forse è un'idea un po' macabra, come sostiene un mio amico, ma io ne vedo l'utilità, magari la vedo solo io questa utilità.

venerdì 11 settembre 2009

2° lettera

I banchiere, i politici e i media sostengono a gran voce che il peggio della crisi è passato e che si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Il problema è che se anche la crisi fosse passata, cosa peraltro che a me come a molti pare non vera, mi piacerebbe andare in strada a vedere le macerie che questa crisi ha lasciato nel suo passaggio. Qualche autorevole economista parla di una ripresa senza lavoro, questo lo ritengo possibile e veritiero ovvero la ripresa c'è ma si continuano a perdere posti di lavoro. Il problema di una ripresa senza lavoro mi fa pensare che ormai l'economia ha creato delle strutture molto complesse e che sfuggono alla percezione di noi comuni mortali.

1° lettera

Ho ragionato sull'etimologia di crisi cioè dal greco krisis, cioè che tiene a krino, che separa. Ecco questa crisi, economica è un momento che separa, che divide un prima da un dopo, che fa da spartiacque tra un'era di 'turboeconomia' e una nuova piena di dubbi e forse maggiori incertezze. Mi viene in mente una frase di Erri De Luca sugli invicibili, gli invicibili, dice De Luca, sono coloro che non si fanno sconfiggere dalle sconfitte. Quindi gli invincibili non sono i vincitori, che tanto vanno di moda di questi tempi, ma sono quei pugili suonati che andati al tappeto mille volte, tornano sempre sul ring a combattere e a lottare. In questo momento difficile, di rottura, di mancanza di certezze per il futuro mi sento di stare dalla parte degli invicibili e di provare a farne parte.