'Se fosse per me darei tutto il potere in mano alle donne' è una frase che spesso mi capita di dire quando tra amici o nell'ambiente di lavoro si hanno delle discussioni accese sulla gestione del potere. Io darei il potere alle donne perchè non farebbero le guerre, perchè sono generatrici di vita, sanno bene quanto costa in termini di tempo e di sacrificio cosa vuole dire dedicarsi 'all'altro' . Io darei il potere alle donne , perchè la donna è portata alla 'relazione' molto più dell'uomo, se l'identità del maschile è il potere quella della donna è la 'relazione'. Se noi costruissimo una società sulla relazione e non sul dominio, le cose a mio avviso andrebbero in maniera diversa. La relazione ci impone di conoscere l'altro, di entrare in contatto, di provare a stabilire un legame mentre il dominio si basa sul sopraffazione, sul dimostrare di essere superiori e non importa con quali mezzi.
Quando penso ai primi ministri dei paesi dell'occidente, nel quale tanto ci si vanta dello stato di emancipazione di cui godono le donne, l'unico primo ministro donna che mi viene in mente è Angela Merkel. E tutti gli altri?
E se la sinistra italiana alle prossime elezioni indicasse una donna come candidato primo ministro, non sarebbe una scelta di novità e di rottura rispetto al ruolo che nel passato è stata affidato alle donne nella politica italiana? Certo ci vorrebbe una donna competente e non messa lì solo in quanto donna. Volete un nome ? Anna Finocchiaro perchè no!.
E se al posto delle quote rosa istituissimo per legge le quote blu, cioè nei luoghi di 'comando' non più del 30% deve essere uomo?
Dare il potere alle donne sarebbe una forma di rivoluzione, una rivoluzione fatta con le parole, con il dialogo che è elemento fondante di una relazione. Forse una volta tanto potrebbe essere una rivoluzione che non finisce nelle mani sbagliate.
venerdì 27 novembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
31° lettera
E' di oggi la notizia di un 17 enne di Rovereto, uno 'studente modello', che lascia la scuola perchè il padre ha perso il lavoro e in casa servono soldi. La madre ha ancora un impiego e la famiglia averebbe fatto dei sacrifici pur di vederlo finire gli studi, ma il ragazzo sentendosi un po' l'uomo di famiglia ha lasciato gli studi per iniziare un lavoro interinale e contribuire all'economia della propria famiglia. Di casi come questi, ho idea, ne vedremo sempre di più, purtroppo questa crisi ruba il futuro, soprattutto delle generazioni più giovani. Il ragazzo ha confessato alla preside "Devo cercare qualcosa per sostenere la mia famiglia. Non ci sono alternative". Certo il senso di responsabilità e la sensibilità non sembra mancare a questo ragazzo, nemmeno il senso della realtà, però al giovane viene rubato un pezzo di futuro che nessuno gli potrà mai restituire. E parlo di rubare perchè si tratta proprio di un furto, c'è un'intera generazione di giovani ai quali viene sottratto una parte del proprio avvenire. Per di più si tratta proprio di quella generazione a cui si è fatto credere che tutto è possibile, che nel grande supermercato in cui vivono tutto si può anzi si deve acquistare, anche quando non si ha il denaro, esitono i prestiti, le carte di credito, il debito sul debito. Sottrarre il domani ai nostri giovani significa rinunciare a qualsiasi possibilità di un futuro decente per tutti.
lunedì 23 novembre 2009
30° lettera
L'italia si sa non è un paese per giovani, sta scritto da tutte le parti , basta saperli leggere questi messaggi. Il tasso di disoccupazione in Italia è del 7,4% tra i giovani tra i 15 e i 34 è invece del 25% circa. Niente male mi viene da dire. Se andiamo poi a vedere il tasso di occupazione giovanile , dato molto più significativo del tasso di disoccupazione scopriamo che i giovani hanno un tasso 'occupazionale' del 58,7 % contro un tasso medio europeo del 65,9 %. Se poi osserviamo la situazione dal punto di vista del contratto di lavoro notiamo quello che alcuni esperti definiscono il dualismo contrattuale che è un caso tipico del nostro paese. Abbiamo cioè gli over 34 che spesso hanno contratti a tempo indeterminato con tutti gli ammortazzatori sociali del caso, vedi cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità, contratti di solidarietà, etc. e gli under 34 privi di qualsiasi tipo di garanzia sociale, grazie ai loro contratti di co.co.pro oppure alle loro 'simulate' partite iva (dico simulate perchè spesso questi giovani svolgono un lavoro dipendente a tutti gli effetti). Così in questo meraviglioso paese abbiamo i padri in cassa integrazione che occupano fabbriche con gli impianti fermi, coperti però dagli ammortizzatori sociali e i figli a casa, silenziosi, che non sanno nemmeno con chi prendersela, perchè privi di qualsiasi rappresentanza e tutela. Lo spettacolo è veramente desolante.
Non è quindi un paese per giovani il nostro, basta guardarsi intorno, sembra costruito per demoralizzare intere generazioni. Forse l'unico modo per un giovane di avere una possibilità è quello di 'migrare' verso paesi dove qualche spazio per i giovani ancora c'è, dove ancora si considera la giovane età come una possibilità di portare nuove idee e nuove energie. Ma siamo poi certi che una volta migrati non ci venga detto:
'Via da qui, tornatevene nel vostro paese venite qui solo per rubare il lavoro ai nostri ragazzi!!!'.
Chi potrebbe dargli torto?
Non è quindi un paese per giovani il nostro, basta guardarsi intorno, sembra costruito per demoralizzare intere generazioni. Forse l'unico modo per un giovane di avere una possibilità è quello di 'migrare' verso paesi dove qualche spazio per i giovani ancora c'è, dove ancora si considera la giovane età come una possibilità di portare nuove idee e nuove energie. Ma siamo poi certi che una volta migrati non ci venga detto:
'Via da qui, tornatevene nel vostro paese venite qui solo per rubare il lavoro ai nostri ragazzi!!!'.
Chi potrebbe dargli torto?
martedì 17 novembre 2009
29° Lettera
"La malattia di cui oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. (...)
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non ha cambiato granchè."
Tiziano Terzani
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non ha cambiato granchè."
Tiziano Terzani
venerdì 13 novembre 2009
28° lettera
Visto che la crisi è finita non riesco a capire perchè ci sono ancora dei lavoratori che salgono sui tetti delle fabbriche per difendere il proprio posto di lavoro, non capisco perchè queste persone si ostinino a mettere a repentaglio la propria salute e a sprecare il proprio tempo quando per loro c'è un futuro roseo, fatto di abbondanza e di crescita personale ed economica.
Poi leggo alcune cose:
« La nottata sul tetto freddo e ondulate è stata un incubo».
«Abbiamo trascorso la notte a cercare di camminare per difenderci dall’intorpidimento provocato dal freddo. E’ quasi impossibile dormire. Tra una "passeggiata" e l'altra abbiamo riposato circa un’ora».
Ma non è finita, anzi sembra solo l'inizio di una battaglia non violenta : «Ringraziamo i colleghi che ci assistono - continua - Ieri sera ci hanno portato la pizza. Da oggi però non mangeremo più finchè non vedremo riconosciuto il diritto agli ammortizzatori sociali. La decisione dello sciopero della fame è maturata la prima giornata quassù; a questo punto non so quando potremo andare avanti. Combatteremo finchè saremo in grado».
Ma perchè passare le nottate al freddo, a passeggere sui tetti, a patire la fame forse non hanno capito, non sono informati, basta guardare la tv, il peggio è passato, ma perchè ostinarsi ad essere così pessimisti?
Io dico che se camminando vedete qualcuno accampato sui tetti ,fermatevi un attimo e dite loro che non bisogna mollare, portate un po' di calore che di notte mi han detto, fa un freddo che intorpidisce le mani e i pensieri.
E chi professa ottimismo dovrebbe passare un paio di notti con queste persone ad abbaiare alla luna, forse vedrebbe le cose in maniera un poco diversa, un po' più reale.
Poi leggo alcune cose:
« La nottata sul tetto freddo e ondulate è stata un incubo».
«Abbiamo trascorso la notte a cercare di camminare per difenderci dall’intorpidimento provocato dal freddo. E’ quasi impossibile dormire. Tra una "passeggiata" e l'altra abbiamo riposato circa un’ora».
Ma non è finita, anzi sembra solo l'inizio di una battaglia non violenta : «Ringraziamo i colleghi che ci assistono - continua - Ieri sera ci hanno portato la pizza. Da oggi però non mangeremo più finchè non vedremo riconosciuto il diritto agli ammortizzatori sociali. La decisione dello sciopero della fame è maturata la prima giornata quassù; a questo punto non so quando potremo andare avanti. Combatteremo finchè saremo in grado».
Ma perchè passare le nottate al freddo, a passeggere sui tetti, a patire la fame forse non hanno capito, non sono informati, basta guardare la tv, il peggio è passato, ma perchè ostinarsi ad essere così pessimisti?
Io dico che se camminando vedete qualcuno accampato sui tetti ,fermatevi un attimo e dite loro che non bisogna mollare, portate un po' di calore che di notte mi han detto, fa un freddo che intorpidisce le mani e i pensieri.
E chi professa ottimismo dovrebbe passare un paio di notti con queste persone ad abbaiare alla luna, forse vedrebbe le cose in maniera un poco diversa, un po' più reale.
mercoledì 11 novembre 2009
27° lettera
Anche in questi giorni i fantastici imbonitori mediatici e governativi insistono sul fatto che la crisi è passata, che il peggio è da considerarsi alle spalle, che siamo pronti a ripartire più forti di prima.
Poi provo a leggere alcuni dati relativi alla nostra provincia riportati dalla camera del lavoro. Questi dati parlano di 559 aziende nel Reggiano che hanno fatto ricorso a procedure di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, contratti di solidarietà e che nella nostra provincia sono circa 25 mila i lavoratori interessati da queste procedure. In percentuale, leggo, l'82% di queste aziende in crisi è di tipo metalmeccanico. Di fronte a questi dati mi chiedo se siamo una provincia particolarmente sfortunata, cioè in altri posti d'Italia c'è la ripresa economica e il lavoro per tutti mentre qui è tutto fermo. Oppure e questa è un'altra considerazione, la situazione è grave ovunque, nella nostra provincia è ancora più grave perchè si tratta di un luogo da sempre ad alta densità produttiva e il nostro governo di imbonitori mediatici, non solo non fa nulla per contrastare questo tipo di situazione ma anche tende a sottovalutarne gli effetti futuri.
Insomma questo governo ho come l'impressione che sul breve termine in campo economico non voglia fare nulla, voglia vivere di attesa e che abbia scelto di non scegliere. Ma se sul breve termine non si vuole fare nulla non si comprende che il problema della sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro è qui ora e subito.
Forse vogliono ragionare sul lungo termine, magari con una fantomatica quanto impossibile riduzione della pressione fiscale oppure rilanciando grandi e quanto al momento inutili grandi opere, come il ponte sullo stretto. Allora ragionando sul 'lungo termine' mi viene in mente una frase di Keynes : " Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: sul lungo termine siamo tutti morti".
Poi provo a leggere alcuni dati relativi alla nostra provincia riportati dalla camera del lavoro. Questi dati parlano di 559 aziende nel Reggiano che hanno fatto ricorso a procedure di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, contratti di solidarietà e che nella nostra provincia sono circa 25 mila i lavoratori interessati da queste procedure. In percentuale, leggo, l'82% di queste aziende in crisi è di tipo metalmeccanico. Di fronte a questi dati mi chiedo se siamo una provincia particolarmente sfortunata, cioè in altri posti d'Italia c'è la ripresa economica e il lavoro per tutti mentre qui è tutto fermo. Oppure e questa è un'altra considerazione, la situazione è grave ovunque, nella nostra provincia è ancora più grave perchè si tratta di un luogo da sempre ad alta densità produttiva e il nostro governo di imbonitori mediatici, non solo non fa nulla per contrastare questo tipo di situazione ma anche tende a sottovalutarne gli effetti futuri.
Insomma questo governo ho come l'impressione che sul breve termine in campo economico non voglia fare nulla, voglia vivere di attesa e che abbia scelto di non scegliere. Ma se sul breve termine non si vuole fare nulla non si comprende che il problema della sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro è qui ora e subito.
Forse vogliono ragionare sul lungo termine, magari con una fantomatica quanto impossibile riduzione della pressione fiscale oppure rilanciando grandi e quanto al momento inutili grandi opere, come il ponte sullo stretto. Allora ragionando sul 'lungo termine' mi viene in mente una frase di Keynes : " Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: sul lungo termine siamo tutti morti".
venerdì 6 novembre 2009
26° lettera
In un'intervista ad un noto quotidiano italiano lo scrittore-filosofo George Steiner, sceglie tra le parole da recuperare per comprendere e tornare ad essere partecipi della contemporaneità, la parola 'no'. Ecco il perchè di questa scelta:
«Partirei da una delle parole più semplici e più corte del vocabolario: la parola "no". Abbiamo perso l' arte di dire "no". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all' idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C' è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola.E invece ne siamo incapaci. Mi creda, sono sgomento di fronte all' acquiescenza di tante persone per bene, trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all' inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante. Ma le personalità più grandi del nostro tempo, i Nelson Mandela, i Vaclav Havel, non hanno mai provato questo tipo di imbarazzo. Purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell' intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Ci predispongono al più totale conformismo. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro».
Una definizione forte. A cosa allude?
«Guardi, non trovo un termine più efficace per descrivere lo straripante dilagare di un potere altrettanto censorio e dispotico. Oggi tutto odora di denaro. E lo stesso potere politico è nelle sue mani. Voi in Italia ne sapete qualcosa. Il caso italiano è quello che in Europa desta maggiori preoccupazioni. Ma anche altre nazioni non sono indenni dal rischio di questa deriva. Le faccio un esempio concreto. Di recente abbiamo visto chiudere banche e fabbriche; abbiamo visto centinaia di migliaia di persone perdere il posto di lavoro e contemporaneamente abbiamo assistito al vergognoso spettacolo di manager che se andavano via con milioni di bonus. Non è un' assoluta oscenità? Mi sarei augurato che di fronte a tutto questo il "no" sarebbe salito forte dalle piazze e invece la solita, tristissima passività ha avuto il sopravvento».
A cosa attribuisce questo deficit di reattività?
Al dilagare di "passioni tristi", per dirla con Spinoza?
«Evidentemente l' individuo ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schieramento di forze anonime talmente potente, da bloccare qualunque reazione. Ma c' è anche un altro fattore, che non va dimenticato: la catastrofe delle ideologie novecentesche, a cominciare dal marxismo nelle sue varie applicazioni politiche, ha fatto terra bruciata dietro di sé. E il disastro non è soltanto politico, ma anche culturale. Tanto per capirci: l' Italia senza Gramsci è un paese amputato, irriconoscibile. Vede, quando io ero giovane si potevano ancora compiere quelli che io chiamo errori "creativi". Perché nella vita di un giovane è fondamentale poter sbagliare, per costruirsi una vita intensa e appassionata. Oggi non è più possibile. Ed è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico. Difficile poi meravigliarsi se le convinzioni stentano a farsi largo».
Da qualche parte ho letto che si cresce solamente quando si riesce a dire no, credo sia vero.
Viviamo in una società dove il senso di responsabilità e di maturità si sono dissolti, dire sì a tutto senza opporci , ci ha portato al punto in cui siamo.
«Partirei da una delle parole più semplici e più corte del vocabolario: la parola "no". Abbiamo perso l' arte di dire "no". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all' idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C' è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola.E invece ne siamo incapaci. Mi creda, sono sgomento di fronte all' acquiescenza di tante persone per bene, trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all' inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante. Ma le personalità più grandi del nostro tempo, i Nelson Mandela, i Vaclav Havel, non hanno mai provato questo tipo di imbarazzo. Purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell' intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Ci predispongono al più totale conformismo. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro».
Una definizione forte. A cosa allude?
«Guardi, non trovo un termine più efficace per descrivere lo straripante dilagare di un potere altrettanto censorio e dispotico. Oggi tutto odora di denaro. E lo stesso potere politico è nelle sue mani. Voi in Italia ne sapete qualcosa. Il caso italiano è quello che in Europa desta maggiori preoccupazioni. Ma anche altre nazioni non sono indenni dal rischio di questa deriva. Le faccio un esempio concreto. Di recente abbiamo visto chiudere banche e fabbriche; abbiamo visto centinaia di migliaia di persone perdere il posto di lavoro e contemporaneamente abbiamo assistito al vergognoso spettacolo di manager che se andavano via con milioni di bonus. Non è un' assoluta oscenità? Mi sarei augurato che di fronte a tutto questo il "no" sarebbe salito forte dalle piazze e invece la solita, tristissima passività ha avuto il sopravvento».
A cosa attribuisce questo deficit di reattività?
Al dilagare di "passioni tristi", per dirla con Spinoza?
«Evidentemente l' individuo ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schieramento di forze anonime talmente potente, da bloccare qualunque reazione. Ma c' è anche un altro fattore, che non va dimenticato: la catastrofe delle ideologie novecentesche, a cominciare dal marxismo nelle sue varie applicazioni politiche, ha fatto terra bruciata dietro di sé. E il disastro non è soltanto politico, ma anche culturale. Tanto per capirci: l' Italia senza Gramsci è un paese amputato, irriconoscibile. Vede, quando io ero giovane si potevano ancora compiere quelli che io chiamo errori "creativi". Perché nella vita di un giovane è fondamentale poter sbagliare, per costruirsi una vita intensa e appassionata. Oggi non è più possibile. Ed è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico. Difficile poi meravigliarsi se le convinzioni stentano a farsi largo».
Da qualche parte ho letto che si cresce solamente quando si riesce a dire no, credo sia vero.
Viviamo in una società dove il senso di responsabilità e di maturità si sono dissolti, dire sì a tutto senza opporci , ci ha portato al punto in cui siamo.
lunedì 2 novembre 2009
25° lettera
Si chiamava Stefano Cucchi , è stato consegnato alla giustizia vivo, con in tasca una dose irrisoria di droga e ne è uscito morto, anche questo può capitare nel nostro paese malato di decadenza e di omertà.
Le foto del quel corpo massacrato fanno male agli occhi, ci danno il senso di quanta violenza sia stata usata davanti ad un ragazzo indifeso che colpe non aveva se non quella di essere debole e fragile, 'pesava 37 chili al momento della morte'. C'è tutto un senso di omertà e di silenzio che avvolge questa triste storia, di passaggi che non tornano, un coinvolgimento di molte figure che dovrebbero preservaci dal 'male' come i carabinieri, la polizia carceraria , le strutture ospedaliere che tacciono, che si coprono le spalle l'un l'altro. Il primo certificato di morte parla di 'presunta morte naturale', ma come si fa a parlare di morte naturale di fronte a quel corpo gonfio e devastato dalle percosse? Come fa un ministro a dichiarare : 'Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione', come si fa a dire parole del genere senza avere nessun elemento, non sarebbe meglio tacere e cercare di accertare come sono andate veramente le cose?
Di silenzi e di omissioni non muore solo una giovane vita ma anche la pietà, perchè solo per mancanza di pietà è stato ucciso questo giovane ragazzo.
Le foto del quel corpo massacrato fanno male agli occhi, ci danno il senso di quanta violenza sia stata usata davanti ad un ragazzo indifeso che colpe non aveva se non quella di essere debole e fragile, 'pesava 37 chili al momento della morte'. C'è tutto un senso di omertà e di silenzio che avvolge questa triste storia, di passaggi che non tornano, un coinvolgimento di molte figure che dovrebbero preservaci dal 'male' come i carabinieri, la polizia carceraria , le strutture ospedaliere che tacciono, che si coprono le spalle l'un l'altro. Il primo certificato di morte parla di 'presunta morte naturale', ma come si fa a parlare di morte naturale di fronte a quel corpo gonfio e devastato dalle percosse? Come fa un ministro a dichiarare : 'Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione', come si fa a dire parole del genere senza avere nessun elemento, non sarebbe meglio tacere e cercare di accertare come sono andate veramente le cose?
Di silenzi e di omissioni non muore solo una giovane vita ma anche la pietà, perchè solo per mancanza di pietà è stato ucciso questo giovane ragazzo.
C'è una frase famosa di Primo Levi che mi gira per la testa in questi giorni:
"Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sè, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso".
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