La 'svuotamento' del significato delle parole da parte degli attori-politici, che vediamo ogni sera ripetere le stessa litania davanti alle telecamere è a mio avviso una delle modalità che ha la nostra classe dirigente per rubarci una parte del nostro avvenire. Io quando sento parlare di 'dialogo tra maggioranza e opposizione' oppure di 'riforme condivise' o anche di 'terrorista mediatico' ho come l'impressione che se al posto di quelle parole il cronista dicesse 'cane tra maggioranza e opposione' oppure 'selle per cavalli condivise', etc lo spettatore medio non si accorgerebbe di nulla. Quelle parole, svuotate appunto del loro significato, sono diventate rumori di fondo del nostro vivere quotidiano, come la lavastoviglie quando entra in funzione. La politica di oggi è la politica a mio avviso del 'ciarlare', del dire tanto per dire, dello stare sempre in televisione e quindi del non avere più lo spazio per la riflessione, per lo studio, per l'approfondimento dei problemi. Che cosa sono le 'riforme condivise' se non si capisce di quali riforme si sta parlando, se gli stessi politici non hanno idea di che cose si intende per riforme, se non c'è rispetto delle regole che dovrebbero essere alla base della vita politica e civile di un paese moderno.
La politica, e noi per primi nel nostro piccolo, deve riappropriarsi del significato e del valore delle parole, altrimenti si rischia veramente di poter dire tutto e il contrario di tutto nella stessa giornata, come spesso poi del resto vediamo. Si fa un'affermazione anche grave, poi la si smentisce un'ora dopo e tutto finisce in quel magma mediatico che il 'basta apparire' e quindi se dico una cosa violenta e poi la smentisco apparirò almeno due volte.
Io ho sempre pensato che le parole siano l'unica cosa che ci appartiene veramente, privarle di significato vuol dire a mio avviso perdere una parte molto importante della nostra identità.
mercoledì 23 dicembre 2009
venerdì 18 dicembre 2009
36° lettera
Ci dicono tutti i giorni che l'Italia sta affrontando meglio di altri paesi la crisi e che ne uscirà prima e meglio, io più ripetono questa cantilena, ormai diventato un mantra salvifico della nostra economia, più divento scettico. E' di ieri l'analisi dell'Istat sull'occupazione in Italia e dice che in un anno si sono persi circa 500.000 ed ha ragione Vittorio Zucconi a parlare di calvario silenzioso di questa gente che si trova senza lavoro e senza prospettive di poterne trovare uno nuovo. Se a questa cifra spaventosa aggiungiamo le persone che sono in cassa integrazione straordinaria ovvero per crisi aziendale ho paura che quel numero inquietante di per sè possa diventare ancora più 'grande'. Questo popolo silenzioso che sta perdendo il lavoro non fa rumore, non lo si vede nei plastici di Porta a Porta, nei dibattiti vuoti dei politici, nelle strisce quotidiane dei telegiornali piene zeppe di inutile cronaca nera e giudiziaria. Eppure sì parla di 500.000 persone, di vite che da un giorno all'altro diventano difficili, complicate e precarie. Si parla della dignità di famiglie intere che si vedono privare di ogni possibile sogno di un futuro decente.
A tutte queste persone e a tutte quelle che lottano per un domani dove la parola 'speranza' possa avere un senso va il mio augurio di buon Natale.
A tutte queste persone e a tutte quelle che lottano per un domani dove la parola 'speranza' possa avere un senso va il mio augurio di buon Natale.
mercoledì 16 dicembre 2009
35° Lettera
"Porto sulla pelle tutte le ferite delle battaglie che non ho combattuto".
Fernando Pessoa.
Fernando Pessoa.
giovedì 10 dicembre 2009
34° lettera
Che cosa ne faremo delle aree de-industrializzate dopo la crisi?
La crisi ci pone davanti ad un processo di 'dimagrimento' delle aziende, le quali oltre a licenziare cosa che stanno già peraltro facendo, dovranno anche diminuire il volume delle proprie strutture per cui ci troveremo con diversi immobili ad uso industriale completamente vuoti ed abbandonati. Questo processo è già in atto basta guardarsi un po' attorno e guardare gli innumerevoli cartelli, appesi ai capannoni, con sopra scritto: 'Affitasi oppure Vendesi'. Questi luoghi che un tempo erano dedicati alla produzione sono a mio avviso perlopiù destinati a rimanere invenduti oppure sfitti, quindi all'abbandono.
Una buona politica dovrà interessarsi di 'che cosa fare' di questi spazi, perchè non diventino aree di degrado urbano oltre che di tristezza. Non c'è niente di più triste, a mio avviso, di zone industriali dove non c'è attività industriale, svuotate del lavoro le aree produttive mostrano in maniera ancora più feroce la loro bruttezza.
Forse iniziare a pensare a come potere riqualificare certe zone, destinate altrimenti ad un futuro di sicuro degrado potrebbe essere uno dei modi per iniziare a pensare oltre la crisi, a immaginare un domani diverso ma non per questo peggiore.
La crisi ci pone davanti ad un processo di 'dimagrimento' delle aziende, le quali oltre a licenziare cosa che stanno già peraltro facendo, dovranno anche diminuire il volume delle proprie strutture per cui ci troveremo con diversi immobili ad uso industriale completamente vuoti ed abbandonati. Questo processo è già in atto basta guardarsi un po' attorno e guardare gli innumerevoli cartelli, appesi ai capannoni, con sopra scritto: 'Affitasi oppure Vendesi'. Questi luoghi che un tempo erano dedicati alla produzione sono a mio avviso perlopiù destinati a rimanere invenduti oppure sfitti, quindi all'abbandono.
Una buona politica dovrà interessarsi di 'che cosa fare' di questi spazi, perchè non diventino aree di degrado urbano oltre che di tristezza. Non c'è niente di più triste, a mio avviso, di zone industriali dove non c'è attività industriale, svuotate del lavoro le aree produttive mostrano in maniera ancora più feroce la loro bruttezza.
Forse iniziare a pensare a come potere riqualificare certe zone, destinate altrimenti ad un futuro di sicuro degrado potrebbe essere uno dei modi per iniziare a pensare oltre la crisi, a immaginare un domani diverso ma non per questo peggiore.
martedì 1 dicembre 2009
33° lettera
Crisi economica, José Saramago: “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità”
di José Saramago, traduzione di Massimo Lafronza, quadernodisaramago.wordpress.com.
La gravissima crisi economica e finanziaria che sta agitanto il mondo ci porta l’angosciosa sensazione di essere arrivati alla fine di un’epoca senza che si intraveda come e cosa sarà quella che ci aspetta.Cosa facciamo noi che assistiamo, impotenti, all’oppressivo avanzamento dei grandi potentati economici e finanziari, avidi nell’accaparrarsi più denaro possibile, più potere possibile, con tutti i mezzi legali o illegali a loro disposizione, puliti o sporchi, onesti o criminali?Possiamo lasciare l’uscita dalla crisi nelle mani degli esperti? Non sono precisamente loro, i banchieri, i politici di livello mondiale, i direttori delle grandi multinazionali, gli speculatori, con la complicità dei mezzi di comunicazione, quelli che, con l’arroganza di chi si considera possessore della conoscenza ultima, ci ordinavano di tacere quando, negli ultimi trent’anni, timidamente protestavamo, dicendo di essere all’oscuro di tutto, e per questo venivamo ridicolizzati? Era il periodo dell’impero assoluto del Mercato, questa entità presuntuosamente auto-riformabile e auto-regolabile incaricata dall’immutabile destino di preparare e difendere per sempre e principalmente la nostra felicità personale e collettiva, nonostante la realtà si preoccupasse di smentirla ogni ora che passava.E adesso, quando ogni giorno il numero di disoccupati aumenta? Finiranno finalmente i paradisi fiscali e i conti cifrati? Si indagherà senza remore sull’origine di giganteschi depositi bancari, di ingegneria finanziaria chiaramente illecita, di trasferimenti opachi che, in molti casi, altro non sono che grandiosi riciclaggi di denaro sporco, del narcotraffico e di altre attività delinquenziali? E le risoluzioni speciali per la crisi, abilmente preparate a beneficio dei consigli di amministazione e contro i lavoratori?Chi risolve il problema della disoccupazione, milioni di vittime della cosiddetta crisi, che per avarizia, malvagità o stupidità dei potenti continueranno a essere disoccupati, sopravvivendo temporaneamente con i miseri sussidi dello Stato, mentre i grandi dirigenti e amministratori di imprese condotte volontariamente al fallimento godono dei milioni coperti dai loro contratti blindati?Quello che si sta verificando è, sotto ogni aspetto, un crimine contro l’umanità e da questa prospettiva deve essere analizzato nei dibattiti pubblici e nelle coscienze. Non è un’esagerazione. Crimini contro l’umanità non sono soltanto i genocidi, gli etnocidi, i campi della morte, le torture, gli omicidi collettivi, le carestie indotte deliberatamente, le contaminazioni di massa, le umiliazioni come modalità repressiva dell’identità delle vittime. Crimine contro l’umanità è anche quello che i poteri finanziari ed economici, con la complicità esplicita o tacita dei governi, freddamente perpetrano ai danni di milioni di persone in tutto il mondo, minacciate di perdere ciò che resta loro, la loro casa e i loro risparmi, dopo aver già perso l’unica e tante volte già magra fonte di reddito, il loro lavoro.Dire “No alla Disoccupazione” è un dovere etico, un imperativo morale. Come lo è denunciare il fatto che questa situazione non la generano i lavoratori, che non sono i dipendenti che devono pagare per la stoltezza e gli errori del sistema.Dire “No alla Disoccupazione” è arrestare il genocidio lento ma implacabile a cui il sistema condanna milioni di persone. Sappiamo di poter uscire da questa crisi, sappiamo di non chiedere la luna. E sappiamo di avere la voce per usarla. Di fronte all’arroganza del sistema, invochiamo il nostro diritto alla critica e alla protesta. Loro non sanno tutto. Si sono ingannati. Si sono sbagliati. Non tolleriamo di essere le loro vittime.
di José Saramago, traduzione di Massimo Lafronza, quadernodisaramago.wordpress.com.
La gravissima crisi economica e finanziaria che sta agitanto il mondo ci porta l’angosciosa sensazione di essere arrivati alla fine di un’epoca senza che si intraveda come e cosa sarà quella che ci aspetta.Cosa facciamo noi che assistiamo, impotenti, all’oppressivo avanzamento dei grandi potentati economici e finanziari, avidi nell’accaparrarsi più denaro possibile, più potere possibile, con tutti i mezzi legali o illegali a loro disposizione, puliti o sporchi, onesti o criminali?Possiamo lasciare l’uscita dalla crisi nelle mani degli esperti? Non sono precisamente loro, i banchieri, i politici di livello mondiale, i direttori delle grandi multinazionali, gli speculatori, con la complicità dei mezzi di comunicazione, quelli che, con l’arroganza di chi si considera possessore della conoscenza ultima, ci ordinavano di tacere quando, negli ultimi trent’anni, timidamente protestavamo, dicendo di essere all’oscuro di tutto, e per questo venivamo ridicolizzati? Era il periodo dell’impero assoluto del Mercato, questa entità presuntuosamente auto-riformabile e auto-regolabile incaricata dall’immutabile destino di preparare e difendere per sempre e principalmente la nostra felicità personale e collettiva, nonostante la realtà si preoccupasse di smentirla ogni ora che passava.E adesso, quando ogni giorno il numero di disoccupati aumenta? Finiranno finalmente i paradisi fiscali e i conti cifrati? Si indagherà senza remore sull’origine di giganteschi depositi bancari, di ingegneria finanziaria chiaramente illecita, di trasferimenti opachi che, in molti casi, altro non sono che grandiosi riciclaggi di denaro sporco, del narcotraffico e di altre attività delinquenziali? E le risoluzioni speciali per la crisi, abilmente preparate a beneficio dei consigli di amministazione e contro i lavoratori?Chi risolve il problema della disoccupazione, milioni di vittime della cosiddetta crisi, che per avarizia, malvagità o stupidità dei potenti continueranno a essere disoccupati, sopravvivendo temporaneamente con i miseri sussidi dello Stato, mentre i grandi dirigenti e amministratori di imprese condotte volontariamente al fallimento godono dei milioni coperti dai loro contratti blindati?Quello che si sta verificando è, sotto ogni aspetto, un crimine contro l’umanità e da questa prospettiva deve essere analizzato nei dibattiti pubblici e nelle coscienze. Non è un’esagerazione. Crimini contro l’umanità non sono soltanto i genocidi, gli etnocidi, i campi della morte, le torture, gli omicidi collettivi, le carestie indotte deliberatamente, le contaminazioni di massa, le umiliazioni come modalità repressiva dell’identità delle vittime. Crimine contro l’umanità è anche quello che i poteri finanziari ed economici, con la complicità esplicita o tacita dei governi, freddamente perpetrano ai danni di milioni di persone in tutto il mondo, minacciate di perdere ciò che resta loro, la loro casa e i loro risparmi, dopo aver già perso l’unica e tante volte già magra fonte di reddito, il loro lavoro.Dire “No alla Disoccupazione” è un dovere etico, un imperativo morale. Come lo è denunciare il fatto che questa situazione non la generano i lavoratori, che non sono i dipendenti che devono pagare per la stoltezza e gli errori del sistema.Dire “No alla Disoccupazione” è arrestare il genocidio lento ma implacabile a cui il sistema condanna milioni di persone. Sappiamo di poter uscire da questa crisi, sappiamo di non chiedere la luna. E sappiamo di avere la voce per usarla. Di fronte all’arroganza del sistema, invochiamo il nostro diritto alla critica e alla protesta. Loro non sanno tutto. Si sono ingannati. Si sono sbagliati. Non tolleriamo di essere le loro vittime.
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