mercoledì 23 dicembre 2009

37° lettera

La 'svuotamento' del significato delle parole da parte degli attori-politici, che vediamo ogni sera ripetere le stessa litania davanti alle telecamere è a mio avviso una delle modalità che ha la nostra classe dirigente per rubarci una parte del nostro avvenire. Io quando sento parlare di 'dialogo tra maggioranza e opposizione' oppure di 'riforme condivise' o anche di 'terrorista mediatico' ho come l'impressione che se al posto di quelle parole il cronista dicesse 'cane tra maggioranza e opposione' oppure 'selle per cavalli condivise', etc lo spettatore medio non si accorgerebbe di nulla. Quelle parole, svuotate appunto del loro significato, sono diventate rumori di fondo del nostro vivere quotidiano, come la lavastoviglie quando entra in funzione. La politica di oggi è la politica a mio avviso del 'ciarlare', del dire tanto per dire, dello stare sempre in televisione e quindi del non avere più lo spazio per la riflessione, per lo studio, per l'approfondimento dei problemi. Che cosa sono le 'riforme condivise' se non si capisce di quali riforme si sta parlando, se gli stessi politici non hanno idea di che cose si intende per riforme, se non c'è rispetto delle regole che dovrebbero essere alla base della vita politica e civile di un paese moderno.
La politica, e noi per primi nel nostro piccolo, deve riappropriarsi del significato e del valore delle parole, altrimenti si rischia veramente di poter dire tutto e il contrario di tutto nella stessa giornata, come spesso poi del resto vediamo. Si fa un'affermazione anche grave, poi la si smentisce un'ora dopo e tutto finisce in quel magma mediatico che il 'basta apparire' e quindi se dico una cosa violenta e poi la smentisco apparirò almeno due volte.
Io ho sempre pensato che le parole siano l'unica cosa che ci appartiene veramente, privarle di significato vuol dire a mio avviso perdere una parte molto importante della nostra identità.

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