venerdì 5 novembre 2010
54° lettera
martedì 12 ottobre 2010
53° lettera
lunedì 13 settembre 2010
52° lettera
Questa è gente che ha paura dell'oggi e non comprende il futuro che prova a difendere un'identità che non esiste (ha ragione Fini quando dice che la Padania non esiste) con strumenti pericolosi e sbagliati.
Non si può "appaltare" una scuola e quindi dei bambini e ragazzi dalla materna fino alla scuola media ad un partito politico, è pura follia che una minoranza che è maggioranza politica in un paese possa imporre una tale stupidaggine che mette insieme il sole delle alpi con il crocifisso imbullonato alla parete e per questo due volte inchiodato.
E' mai possibile che nessuna e dico nessuna istituzione di questo paese alzi la voce per ponga fine a una simile tragica farsa??
lunedì 12 luglio 2010
51° lettera.
Guardo quel bavaglio rosso sulla facciata del mio municipio, non so a quanti possa interessare quel drappo rosso, non so quanti ne siano stati colpiti, non so quanti abbiano capito il messaggio forte che rappresenta, so che se anche siamo in pochi, per onore della nostra coscienza è tempo di rimboccarsi le maniche, di darsi da fare, di impegnarsi perchè ci possa essere un domani diverso.
lunedì 21 giugno 2010
50° lettera
Mi viene da dire che il oggi il re non è un re ma bensì un regista, il problema è che noi stiamo a guardare senza fare nulla, senza avere voglia di uscire dal cinema e iniziare a guardare il mondo reale per quello che è. Forse in poltrona si sta comodi e se la storia non piace si può sempre dormire no?
lunedì 3 maggio 2010
49° lettera
In questo modo anche il lavoro diventa una merce, nella società degli individui il lavoro serve solo per fare denaro, perde cioè quei connotati che ne hanno fatto nel secolo scorso elemento di base per la coesione sociale. Rinunciare al bene comune significa subire passivamente tutto ciò che il mercato, con le sue regole selvagge , ci impone non avere cioè luoghi nei quali il mercato non detti legge fa sì appunto che il mercato diventi l'unica legge possibile e vincente. Non lavorare alla costruzione del bene comune ci rende vulnerabili e senza strumenti di difesa nei confronti del "pensiero unico".
Oggi più che mai ne sono convinto, per uscire dalla crisi bisogna ripartire dall'etica pubblica e dalla passione civile, da una crisi si esce insieme con la forza e le idee delle partecipazione.
sabato 10 aprile 2010
48° lettera
Le grandi insicurezze dell'oggi sono di tipo sociale ovvero il moderno ha completamente dissolto alcune certezze che solo nel secolo scorso sembravano ormai acquisite, vedi diritti per i lavoratori piuttosto che il diritto ad avere un pensione dignitosa oppure il diritto ad una mobilità sociale verso l'alto in sostanza il moderno ha tolto a noi occidentali tranquillità nel presente e speranza nel futuro. Il globale ci ha messo in sostanza in competezione con il mondo intero obbligandoci a rinunciare a privilegi che pensavamo acquisti per sempre. Ecco dentro a tutte queste insicurezze, complesse e appunto molto moderne, si insinuano le risposte delle Lega, risposte semplici, dirette, che parlano alla pancia di quelle persone che sentono franare il terreno delle proprie certezze giorno dopo giorno, che faticano a comprendere i cambiamenti violenti e veloci che la nostra epoca ci sottopone. La Lega cioè cerca di far fronte a questa insicurezza sociale dovuta alla complessità del mondo globale con la difesa del locale, sempre più locale, quindi non solo la provincia e poi il comune ma fino al recinto di casa propria, e quella difesa del recinto viene bene definita dallo slogan leghista per eccellenza :"Padroni a casa nostra!". Quello slogan che per me non ha mai voluto dir nulla vuole dire proprio questo, potrete stare tranquilli nella vostra casa perchè noi vi proteggeremo in ogni senso , sia fisico ma soprattutto sociale.
Di fronte ad un messaggio del genere è difficile combattere, molto difficile per la sinistra potere avere uno slogan più potente, perchè non c'è nulla di più potente della paura.
Io userei uno slogan tratto da un'intervista a Maggiani su Repubblica di oggi: "Io scrivo perchè gli umili non siano dimenticati" ecco se fossi un dirigente della sinistra farei scrivere: "Noi esistiamo perchè gli umili non vengano dimenticati" e aggiungerei " Può capitare a tutti nella vita di diventare umili e non è certo un male!"
lunedì 29 marzo 2010
47° lettera
Basta andare a fare la spesa al supermercato e si nota subito come l'età media delle persone che lo frequentano sia superiore ai 60. Nel giro di pochi decenni siamo diventati una popolazione di anziani, di persone che non fanno più figli. Certo sarà difficile 'innovare' e guardare al futuro con una popolazione di base che è di pensionati, persone che con impegno e fatica hanno reso questa terra ricca e solida ma che adesso pensano, come è giusto, di godersi la terza età alla 'bocciofila' o a curare l'orto. L'Italia si sa, l'ho già detto mille volte, non è un paese per giovani, l'Emilia in special modo è un paese con pochi, anzi pochissimi giovani e quindi ancor meno per giovani, perchè si trovano sempre in minoranza quando ci sono da fare delle scelte, quando viene il momento di decidere. La stessa classe dirigente è vecchia, non si conta un amministratore delegato anche di aziende private di una certa dimensione che abbia meno di 50 anni. Per di più la nostra economia è costituita in gran parte da aziende che lavorano per settori anch'essi vecchi e a bassa innovazione tecnologica, vedi il settore della meccanica agricola piuttosto che quello della ceramica, mentre abbiamo pochissime società che investono nella green economy o nelle nuove tecnologie.L'anziano si sa tende a guardare più indietro che avanti, tende a non rischiare e a rimanere su quelle strade che conosce da tempo e che gli danno sicurezza, ma come può una regione di 'anziani' vincere la sfida dell'innovazione tecnologica e della competizione globale?
Poi sempre al supermercato mi guardo meglio intorno e sento parlare dietro di me un signore col turbante in testa che parla una lingua che non capisco, avrà più o meno la mia età, mi viene da pensare. Tiene per mano due bambine e una l'ha in spalla. Questa famiglia è il futuro che avanza che viene da lontano, teniamocelo stretto e impariamo ad accoglierlo, chi ha paura del futuro è già vecchio, l'età in questi casi non conta.
mercoledì 24 marzo 2010
46° lettera
"Chiude dopo 30 anni di attività la storica azienda dolciaria reggiana Nepal, soffocata dai debiti l'azienda chiede il concordato preventivo".
"Sono centosessantotto gli esuberi per il gruppo Comer industries spa suddivisi tra gli stabilimenti di Cavriago, Reggiolo, Moglia e Pegognaga".
"Sciopero di 400 lavoratori del gruppo Walvoil in vista della fine della Cassa Integrazione Ordinaria sindacati e lavoratori chiedono il ricorso al contratto di solidarietà per salvaguardare reddito e occupazione".
"Dichiarato lo stato di amministrazione controllata straordinaria per il gruppo Mariella Burani".
Ne stiamo uscendo bene, forse ai nostri occhi non sembra, ma va tutto bene.
lunedì 22 marzo 2010
45° LETTERA
Tutto ciò dovrebbe diventare anche 'conveniente' dal punto di vista economico, cioè andrebbero premiati e incentivati quei consumatori e quei produttori virtuosi che fanno del 'biologico' una scelta di consumo/produzione responsabile, dare il via libera alle coltivazioni di tipo Ogm sul nostro territorio non è certo una scelta che in va in questo senso.......
lunedì 8 marzo 2010
44° lettera
Ma comincia ad esserci un senso di insofferenza verso questo governo proprio in quelle categorie che hanno fino a poco tempo fa hanno dato fiducia incondizionata al sovrano, proprio quei piccoli imprenditori e lavoratori autonomi che lottano tutti i giorni con una realtà sempre più complessa iniziano a rendersi conto dell'inadeguatezza e dell'arretratezza di questa classe dirigente.
Ormai le crepe del sistema sono evidenti, quando cadrà il sovrano farà certo rumore e le macerie come la polvere arriveranno piuttosto lontano, ma chi sarà in grado di ricostruire tutto quello che abbiamo perduto?
giovedì 18 febbraio 2010
43° lettera
L'avventura di Mariella Burani Fashion Group è arrivata al capolinea, sommersa dai debiti, si parla di cifre vicine ai 490 milioni di debiti, l'azienda sarà costretta a chiedere il concordato preventivo oppure se questo non fosse possibile il fallimento. E' l'ennesimo 'crak' annunciato che colpisce il nostro piccolo e provinciale capitalismo italiano, un capitalismo che quando vuole diventare grande si lascia prendere dalla smania del debito, dal creare soldo con soldo, prestito su prestito, perdendo completamente di vista quella che è la 'mission' iniziale dell'azienda stessa. I problemi di Mariella Burani nascono infatti ben prima della grande crisi dell'anno passato e hanno natura di tipo finanziario, acquisizioni di società che si sono rivelate sbagliate, che hanno costretto il gruppo a svalutarne il valore di avviamento e che di conseguenza hanno portato la società in rosso,svuotandone il patrimonio. Nell'agosto del 2008 il titolo viene sospeso in borsa ma prima che questo avvenga la famiglia Burani vende fuori mercato azioni per un valore pari al 6% del capitale, il che fa pensare che i comandanti sapessero benissimo in quali acque torbide si trovasse la nave.
Purtroppo sarà la fine di un marchio importante e glorioso del made in Italy , per il quale pagheranno lacrime e sangue azionisti e fornitori, un gruppo che sparisce causa bulimia da acquisizione societaria.
E' mai possibile che non esista un modo per diventare grandi gruppi senza esplodere, senza lasciarsi prendere la mano da un inutile quanto stupida grandeur? Non si può diventare grandi ma continuare ad avere un certo tipo di controllo su quello che si fa? Forse l'imprenditore si lascia comandare da consulenti che agiscono in malafede oppure è anch'egli vittima di se stesso, della sua mania di potere e denaro sempre maggiore?
Mistero del capitalismo moderno.
venerdì 12 febbraio 2010
42° lettera
"In opposizione alla mercificazione, alla privatizzazione e alla commercializzazione di tutto ciò che ha a che vedere con l'educazione, gli educatori devono definire l'istruzione superiore come risorsa vitale per la vita democratica e civile delle nazione. La sfida che si pone dunque ai docenti, ai lavoratori della cultura, agli studenti e alle organizzazioni del lavoro è quella di unirsi nell'opposizione alla trasformazione dell'istruzione in un settore commerciale".
Questo a mio avviso è uno dei modi per uscire dalla crisi, iniziare tramite l'educazione a dire no all'istruzione come merce. In un mondo dove ormai tutto è merce bisogna ribellarsi all'idea che anche la cultura diventi un'oggetto come tutti gli altri, la cultura, il sapere, l'istruzione sono i beni che più di tutti gli altri elevano la nostra qualità della vita. Fanno sì che le persone siano in grado di formarsi un'opinione ed è proprio questo che spaventa i nostri regnanti, la paura che il popolo un giorno possa licenziarli per giustificato motivo : la mediocrità.
E per fare questo ci vogliono degli educatori e degli insegnanti illuminati, che abbiano veramente a cuore la formazione dei ragazzi, intesa come momento di educazione al pensare, al porsi delle domande. Ci vuole passione per fare questo, ci vuole amore per i ragazzi, via dalla scuola e dei luoghi di formazione chi non è in grado di trasmettere con passione che il sapere è la forma di libertà più grande!
giovedì 4 febbraio 2010
41° lettera
Di Ilvo Diamanti:
"Oggi mi sono recato a Milano in treno. Ne ho approfittato per accompagnare mio figlio Nicola a Vicenza. A scuola. Si è seduto in auto, nel sedile dietro. Io ho cominciato a parlargli. Delle lezioni del mattino, del Chievo, di suo fratello, del viaggio a Londra, ormai prossimo. Così, per risvegliarmi insieme a lui, vista l'ora. Nessun segnale. Nessuna risposta. Non dormiva, come immaginavo. Semplicemente, era altrove. Da solo con se stesso. IPod e cuffie. Immerso nel suo metal, in grado di svegliarlo, sicuramente, più di ogni chiacchiera con me. Così ho rinunciato.Ho proseguito fino all'incrocio accanto al suo liceo. Mi sono fermato con il rosso, la porta si è aperta. E lui se n'è andato con un ciao distratto. Risucchiato dal flusso degli studenti. Tutti rigorosamente attrezzati di cuffia e Ipod. Tutti soli in mezzo agli altri. Ho tirato dritto fino alla stazione. Parcheggiata l'auto, ho preso al volo il Freccia Rossa (o forse Argento, non ricordo). E mi sono sistemato al mio posto. Il vagone, pieno di professionisti, in missione. Tutti con il portatile aperto, sul tavolino di fronte a loro. Intenti a navigare, comunicare via email, Facebook, Twitter. Alcuni immersi nella visione di un film o di un video. Con cuffia. Per non disturbare e non essere disturbati. Poi i cellulari. Un concerto di suonerie, le più diverse. Sinfonie, riff di James Brown, accordi dei Deep Purple, rombi di monoposto di Formula 1. Cani che abbaiano e bimbi che piangono. Meno fastidiosi, certo, dei dialoghi e delle risposte. I cazzi loro recitati ad alta voce, ci mancherebbe. Abituati ad essere soli in mezzo al mondo. Sempre soli. Tutti soli. Ovviamente, armati di occhiali neri. Per guardarsi intorno senza mostrare gli occhi. Cioè: senza essere visti. In mezzo al vagone, tre persone (sindacalisti, mi pare) impegnate a discutere. A voce alta, ma non più degli altri che telefonavano. Le ho trovate irritanti, tanto era strano vedere e sentire dei passeggeri parlare tra loro. Uno davanti all'altro. Gli unici a comportarsi come non fossero da soli. Insopportabile. Per cui ho aperto la mia cartella, ho estratto il Mac Air, mi sono connesso alla posta elettronica e ho indossato gli occhiali neri. Poi, ho acceso i'iPod. E, mentre dalle cuffie uscivano le note di Karma Police dei Radiohead, mi sono sentito tranquillo. Anch'io: finalmente solo."
mercoledì 27 gennaio 2010
40° lettera
E' mai possibile che l'opposizione non sia in grado di presentare una seria riforma sui contratti di lavoro che cambi questo tipo di 'dualismo'?
Il lavoratore atipico, oltre ad avere tutele quasi nulle e una pensione futura da fame, in genere è anche pagato meno del lavoratore regolarmente assunto, questo dicono le statistiche, proprio perchè privo di contratto, una beffa ulteriore. E' mai possibile che due persone che di fatto svolgono la stessa mansione, come capita in molte aziende, possano avere trattamenti così dissimili?
Forse il sindacato, essendo ormai di fatto diventato il sindacato dei pensionati, di questa cosa non se ne vuole occupare perchè per potere iniziare a discutere di questo problema bisognerebbe intaccare le pensioni e le tutele dei padri del '900 per potere dare qualcosa ai figli del 2000.
giovedì 14 gennaio 2010
39° lettera
A Rosarno gli immigrati hanno rotto quel silenzio che era parte integrante di quel 'diritto umano' di non essere molestati, di non essere disturbati delle popolazioni locali e forse grazie ai media dell'Italia intera. Loro, gli ultimi, i derelitti della terra devono restare in silenzio altrimenti le loro grida ci danno fastidio. Noi sappiamo che vengono sfruttati per pochi euro al giorno, che non hanno e non avranno mai una casa, una qualche prospettiva di futuro e di vita. Noi sappiamo tutto questo ma facciamo finta tutti i santi giorni di non vedere anzi nel caso questi disperati alzino la voce abbiamo anche il coraggio di dichiararci troppo tolleranti nei loro confronti, perchè noi, nei secoli dei secoli ci siamo conquistati il diritto a non essere distrubati. Il silenzio in fondo è una cosa molto importante. Allora l'altro ci piace veramente solo quando sta al suo posto, quando l'altro, il diverso rimane distante, dentro il suo recinto e non viene a contaminare i nostri spazi. Così anche noi cerchiamo di chiuderci dentro recinti che possano essere sempre più piccoli, sempre più conosciuti e che possano garantirci i nostri spazi di tranquillità, perchè l'incontro con il diverso potrebbe risultare per noi dannoso, l'altro in quanto sconosciuto fa sempre paura. In questo modo finiamo per ignorare completamente il prossimo, quindi possiamo dire tranquillamente che il prossimo è meglio che resti fuori dai nostri recinti di tranquillità, perchè potrebbe inquinarli e rovinarli. Mi viene da pensare che aveva proprio ragione Sartre quando molto tempo fa scrisse: "L'inferno sono gli altri".
venerdì 8 gennaio 2010
38° Lettera
Io trovo che non ci sia niente di più deprimente della calca di gente in fila davanti al centro commerciale, in attesa di entrare per potere usufruire di fantistiche offerte su nuovi oggetti tecnologici a loro e solo a loro riservati. Mi chiedo cosa pensino di trovare una volta entrati, ma forse siccome non entro non lo potrò mai sapere.....