Il nostro welfare state, mi pare, sia un sistema con innumervoli buchi e falle. La crisi che stiamo attraversando lo dimostra ancora di più, mette cioè in evidenza ancor maggiormente quello che gli esperti definiscono 'dualismo' contrattuale ovvero abbiamo un certo tipo di lavoratori assunti a tempo inderminato che godono di tutte le garanzie del secolo scorso (vedi cassa integrazione ordinaria e in deroga, diritti alla mobilità e al pre-pensionamento) e i nuovi lavoratori assunti con contratti atipici che non hanno nessun tipo di tutela in caso di perdita del posto di lavoro. Anche in questo caso chi si trova nella condizione di 'atipico' è spesso il giovane, proprio colui che 'grazie' a questi tipi di contratto avrà un pensione da miseria, un po' perchè con quel tipo di contratto si versano contributi in maniera minore e un po' perchè sarà soggetto nella sua carriera a probabili interruzioni di lavoro senza alcun ammortizzatore sociale. E' mai possibile che il sindacato chiuda gli occhi di fronte a questa situazione?
E' mai possibile che l'opposizione non sia in grado di presentare una seria riforma sui contratti di lavoro che cambi questo tipo di 'dualismo'?
Il lavoratore atipico, oltre ad avere tutele quasi nulle e una pensione futura da fame, in genere è anche pagato meno del lavoratore regolarmente assunto, questo dicono le statistiche, proprio perchè privo di contratto, una beffa ulteriore. E' mai possibile che due persone che di fatto svolgono la stessa mansione, come capita in molte aziende, possano avere trattamenti così dissimili?
Forse il sindacato, essendo ormai di fatto diventato il sindacato dei pensionati, di questa cosa non se ne vuole occupare perchè per potere iniziare a discutere di questo problema bisognerebbe intaccare le pensioni e le tutele dei padri del '900 per potere dare qualcosa ai figli del 2000.
mercoledì 27 gennaio 2010
giovedì 14 gennaio 2010
39° lettera
Scrive Zizek: " Due sono i temi che determinano l'odierno atteggiamento liberal-tollerante verso gli altri: rispetto e apertura nei confronti dell'alterità da un lato e l'ossessiva paura della molestia dall'altro. L'altro ci sta bene nella misura in cui la sua presenza non è intrusiva, nella misura in cui, cioè, l'altro non è davvero altro. La tolleranza coincide con il suo opposto: il mio dovere di essere tollerante nei confronti dell'altro significa in effetti che non dovrei avvicinarmi troppo a lui non dovrei intromettermi nel suo spazio; insomma, dovrei rispettare la sua intolleranza nei confronti della mia eccessiva prossimità. Questo è quanto, nella società tardocapitalista, emerge sempre più come 'diritto umano' centrale: diritto di non essere molestati, cioè essere tenuti a distanza di sicurezza dagli altri".
A Rosarno gli immigrati hanno rotto quel silenzio che era parte integrante di quel 'diritto umano' di non essere molestati, di non essere disturbati delle popolazioni locali e forse grazie ai media dell'Italia intera. Loro, gli ultimi, i derelitti della terra devono restare in silenzio altrimenti le loro grida ci danno fastidio. Noi sappiamo che vengono sfruttati per pochi euro al giorno, che non hanno e non avranno mai una casa, una qualche prospettiva di futuro e di vita. Noi sappiamo tutto questo ma facciamo finta tutti i santi giorni di non vedere anzi nel caso questi disperati alzino la voce abbiamo anche il coraggio di dichiararci troppo tolleranti nei loro confronti, perchè noi, nei secoli dei secoli ci siamo conquistati il diritto a non essere distrubati. Il silenzio in fondo è una cosa molto importante. Allora l'altro ci piace veramente solo quando sta al suo posto, quando l'altro, il diverso rimane distante, dentro il suo recinto e non viene a contaminare i nostri spazi. Così anche noi cerchiamo di chiuderci dentro recinti che possano essere sempre più piccoli, sempre più conosciuti e che possano garantirci i nostri spazi di tranquillità, perchè l'incontro con il diverso potrebbe risultare per noi dannoso, l'altro in quanto sconosciuto fa sempre paura. In questo modo finiamo per ignorare completamente il prossimo, quindi possiamo dire tranquillamente che il prossimo è meglio che resti fuori dai nostri recinti di tranquillità, perchè potrebbe inquinarli e rovinarli. Mi viene da pensare che aveva proprio ragione Sartre quando molto tempo fa scrisse: "L'inferno sono gli altri".
A Rosarno gli immigrati hanno rotto quel silenzio che era parte integrante di quel 'diritto umano' di non essere molestati, di non essere disturbati delle popolazioni locali e forse grazie ai media dell'Italia intera. Loro, gli ultimi, i derelitti della terra devono restare in silenzio altrimenti le loro grida ci danno fastidio. Noi sappiamo che vengono sfruttati per pochi euro al giorno, che non hanno e non avranno mai una casa, una qualche prospettiva di futuro e di vita. Noi sappiamo tutto questo ma facciamo finta tutti i santi giorni di non vedere anzi nel caso questi disperati alzino la voce abbiamo anche il coraggio di dichiararci troppo tolleranti nei loro confronti, perchè noi, nei secoli dei secoli ci siamo conquistati il diritto a non essere distrubati. Il silenzio in fondo è una cosa molto importante. Allora l'altro ci piace veramente solo quando sta al suo posto, quando l'altro, il diverso rimane distante, dentro il suo recinto e non viene a contaminare i nostri spazi. Così anche noi cerchiamo di chiuderci dentro recinti che possano essere sempre più piccoli, sempre più conosciuti e che possano garantirci i nostri spazi di tranquillità, perchè l'incontro con il diverso potrebbe risultare per noi dannoso, l'altro in quanto sconosciuto fa sempre paura. In questo modo finiamo per ignorare completamente il prossimo, quindi possiamo dire tranquillamente che il prossimo è meglio che resti fuori dai nostri recinti di tranquillità, perchè potrebbe inquinarli e rovinarli. Mi viene da pensare che aveva proprio ragione Sartre quando molto tempo fa scrisse: "L'inferno sono gli altri".
venerdì 8 gennaio 2010
38° Lettera
Ho riflettuto spesso su quelli che sono i 'non luoghi' creati dalla modernità e penso che il 'non luogo' per eccellenza creato dal moderno sia il centro commerciale e nella sua derivazione ancor più folle ed estrema l'outlet. Ha ragione il professor Galimberti quando dice che sono diventanti i nuovi luoghi di aggregazione , svaniti i partiti di massa e le ideologie, svuotate le chiese e di conseguenza le parrocchie, l'unico luogo in cui la gente si trova è il centro di commercio. Quindi l'aggregazione di massa oggi avviene attorno agli oggetti, alla possibilità o meno di poterli acquistare e non più sulla relazione di un gruppo che condivide e si confronta su delle idee. Io trovo il centro commerciale qualcosa di 'allucinante' e sempre mi chiedo come faccio l'umano ad abituarsi a luoghi in cui di umano non c'è nulla. A partire dalle luci che stordiscono, per passare ai commessi privi di qualsiasi competenza, perchè non sono formati e non hanno alcuna esperienza di ciò che vendono, in fondo vendere un paio di scarpe oppure un libro in centro commerciale è la stessa cosa, basta vendere. Spesso si acquistano oggetti a basso costo, vedi l'outlet, ma anche di basso valore qualitativo perchè nel centro commerciale si cerca l'acquisto compulsivo del consumatore, si cerca di vendere qualcosa di inutile e che possa durare poco nel tempo, perchè l'oggetto acquistato è moderno oggi ma già vecchio domani.
Io trovo che non ci sia niente di più deprimente della calca di gente in fila davanti al centro commerciale, in attesa di entrare per potere usufruire di fantistiche offerte su nuovi oggetti tecnologici a loro e solo a loro riservati. Mi chiedo cosa pensino di trovare una volta entrati, ma forse siccome non entro non lo potrò mai sapere.....
Io trovo che non ci sia niente di più deprimente della calca di gente in fila davanti al centro commerciale, in attesa di entrare per potere usufruire di fantistiche offerte su nuovi oggetti tecnologici a loro e solo a loro riservati. Mi chiedo cosa pensino di trovare una volta entrati, ma forse siccome non entro non lo potrò mai sapere.....
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