venerdì 8 gennaio 2010

38° Lettera

Ho riflettuto spesso su quelli che sono i 'non luoghi' creati dalla modernità e penso che il 'non luogo' per eccellenza creato dal moderno sia il centro commerciale e nella sua derivazione ancor più folle ed estrema l'outlet. Ha ragione il professor Galimberti quando dice che sono diventanti i nuovi luoghi di aggregazione , svaniti i partiti di massa e le ideologie, svuotate le chiese e di conseguenza le parrocchie, l'unico luogo in cui la gente si trova è il centro di commercio. Quindi l'aggregazione di massa oggi avviene attorno agli oggetti, alla possibilità o meno di poterli acquistare e non più sulla relazione di un gruppo che condivide e si confronta su delle idee. Io trovo il centro commerciale qualcosa di 'allucinante' e sempre mi chiedo come faccio l'umano ad abituarsi a luoghi in cui di umano non c'è nulla. A partire dalle luci che stordiscono, per passare ai commessi privi di qualsiasi competenza, perchè non sono formati e non hanno alcuna esperienza di ciò che vendono, in fondo vendere un paio di scarpe oppure un libro in centro commerciale è la stessa cosa, basta vendere. Spesso si acquistano oggetti a basso costo, vedi l'outlet, ma anche di basso valore qualitativo perchè nel centro commerciale si cerca l'acquisto compulsivo del consumatore, si cerca di vendere qualcosa di inutile e che possa durare poco nel tempo, perchè l'oggetto acquistato è moderno oggi ma già vecchio domani.
Io trovo che non ci sia niente di più deprimente della calca di gente in fila davanti al centro commerciale, in attesa di entrare per potere usufruire di fantistiche offerte su nuovi oggetti tecnologici a loro e solo a loro riservati. Mi chiedo cosa pensino di trovare una volta entrati, ma forse siccome non entro non lo potrò mai sapere.....

1 commento:

  1. ...la gente vuole luoghi, fa luoghi. Se l'amministrazione cittadina non glieli dà, la gente se li inventa.
    I centri commerciali sono oggi le piazze che non abbiamo voluto costruire. E abbiamo lasciato che venissero progettate da anonimi studi di ingegneria, come astronavi indifferenti al territorio, come pure e semplici macchine da consumo. La vera sfida sarebbe, è, riuscire a ridare senso al nostro territorio, restituire un'idea di collettività, di spazio comune. Di fronte a una frammentazione del territorio e del suo pericolosissimo spreco- non è mica una fonte rinnovabile! Quando il territorio è finito è finito!

    RispondiElimina