Vivo in una delle regioni più vecchie d'Europa, la grassa Emilia.
Basta andare a fare la spesa al supermercato e si nota subito come l'età media delle persone che lo frequentano sia superiore ai 60. Nel giro di pochi decenni siamo diventati una popolazione di anziani, di persone che non fanno più figli. Certo sarà difficile 'innovare' e guardare al futuro con una popolazione di base che è di pensionati, persone che con impegno e fatica hanno reso questa terra ricca e solida ma che adesso pensano, come è giusto, di godersi la terza età alla 'bocciofila' o a curare l'orto. L'Italia si sa, l'ho già detto mille volte, non è un paese per giovani, l'Emilia in special modo è un paese con pochi, anzi pochissimi giovani e quindi ancor meno per giovani, perchè si trovano sempre in minoranza quando ci sono da fare delle scelte, quando viene il momento di decidere. La stessa classe dirigente è vecchia, non si conta un amministratore delegato anche di aziende private di una certa dimensione che abbia meno di 50 anni. Per di più la nostra economia è costituita in gran parte da aziende che lavorano per settori anch'essi vecchi e a bassa innovazione tecnologica, vedi il settore della meccanica agricola piuttosto che quello della ceramica, mentre abbiamo pochissime società che investono nella green economy o nelle nuove tecnologie.L'anziano si sa tende a guardare più indietro che avanti, tende a non rischiare e a rimanere su quelle strade che conosce da tempo e che gli danno sicurezza, ma come può una regione di 'anziani' vincere la sfida dell'innovazione tecnologica e della competizione globale?
Poi sempre al supermercato mi guardo meglio intorno e sento parlare dietro di me un signore col turbante in testa che parla una lingua che non capisco, avrà più o meno la mia età, mi viene da pensare. Tiene per mano due bambine e una l'ha in spalla. Questa famiglia è il futuro che avanza che viene da lontano, teniamocelo stretto e impariamo ad accoglierlo, chi ha paura del futuro è già vecchio, l'età in questi casi non conta.
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